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Romana Petri, Ti spiego

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Romana Petri, Ti spiego di Umberta Telfener

Un marito torna a scrivere alla moglie dopo 15 anni di separazione, ora che si è trasferito da sei mesi in Sudamerica e che ha un figlio di circa un anno e una compagna giovane. Scrive con busta, francobollo e l’emozione dell’attesa.

Se lui le chiederà di ritornare insieme, ... (non intendo anticipare il finale), lei assume questa richiesta di dialogo come un’occasione per fare chiarezza sul passato. Questo libro mi è piaciuto, come già i precedenti di Romana Petri: perché?

1- Perché è uno stralcio assolutamente rispondente alla realtà italiana di questi anni rispetto alla relazione maschi femmine: lucido, non rassegnato, onesto e contemporaneamente molto crudo.

Le donne, nel libro e nella cultura contemporanea, sembrano un punto fermo nell’universo della famiglia e comunque riescono a voltar pagina, a ricominciare, a ritrovarsi altrove, a chiudere le porte e aprirne altre. Le madri, lavorano dalla mattina alla sera e a volte, se soffrono per amore, non riescono ad essere delle madri brave, si ritrovano impazienti e distratte, piene di dolore nel rapporto con l’altra faccia della luna. Gli uomini, passano spesso ad altre storie, con donne più giovani e fanno figli “nuovi” che trattano come i precedenti, come non avessero imparato niente.

Hanno bisogno di “deprezzare” il femminile, forse per lo stupore che deriva loro dalla forza delle loro compagne che non soccombono alle squalifiche. I padri, sono spesso amici dei figli, non mettono regole e non trasmettono valori. Hanno bisogno dell’amore condiviso con essi. La relazione tra i sessi, si dispiega come un nastro (vedi il titolo) attraverso la necessità di “amarsi piano” come scrive l’autrice, come se amarsi facesse paura e il rischio che include fosse intollerabile.

2- Perché tratta di un argomento che mi è familiare in quanto psicoterapeuta della coppia e della famiglia, i grandi temi dell’amore e della vita: come lasciarsi soffrendo il meno possibile, il desiderio di andarsene e la mancanza di coraggio, il rimanere per debolezza, il rimanere per dare una famiglia ai figli. Ogni pagina del libro accenna ad un argomento su cui riflettere, in quanto costitutivo della capacità di stare nelle relazioni: il diritto ad aver paura in amore/ nella vita, e temi come tempo, morte, vecchiaia, felicità.

3 - La terza ragione per cui questo libro mi è piaciuto è perché parla di un uomo della notte, categoria di cui sono ritenuta un’”esperta” (!) Alcune caratteristiche sono prototipiche dei narcisi e mi hanno fatto sorridere: la necessità di entrare (quasi per caso) in una storia e non sapere come uscirne; i tradimenti ineluttabili, l’andarsene per professione; l’idealizzazione delle relazioni passate; il rapporto rivendicativo con il tempo; la facoltà di ricordarsi solo quello che comoda; la compulsione a tramutare la compagna da amore in amica, confidente, madre; la necessità di giustificare gli sbagli (la colpa è sempre degli altri), l’incapacità della sconfitta; i rapporti brutti.

Chi mi ha già letto sa quanto sono stanca della connivenza da parte delle donne con un uomo della notte che le tratta male. E’ vero che la protagonista racconta la sua resurrezione attraverso la separazione ma poi ricorda nelle pagine che ci offre soprattutto le “cattiverie” dell’ex marito e le analizza, ci riflette sopra, da loro uno spazio enorme. Ancor più significativo, il libro propone un’altra storia ancora peggiore: quella di una donna che si fa annientare pur di rimanere nel rapporto. Penso che alcune donne siano pronte a farsi fare a pezzi pur di mantenere l’idealizzazione dell’amore e la passionalità (in negativo) della relazione.

Che alcune donne sono così spaventate dal mettersi in gioco e dalla routine che preferiscono un non rapporto fatto di sofferenza (almeno possono trovare la complicità con altre donne). Rinunciare all’infelicità significa entrare nel reale e fare i conti con la disillusione, l’impotenza, i limiti. Perdere l’illusione che la realtà e la vita siano date una volta per tutte e mettersi in una posizione in cui dobbiamo creare: l’avvento della nostra soggettività, la conquista di chi si è e di ciò che ci accade.

E’ ora che usciamo da questo ruolo di piccola fiammiferaia, che riflettiamo sulla nostra parte nella danza di squalifiche e violenze morali.


Ti spiego
Romana Petri
Pagg.208, anno 2010, € 16,50
Ed. Cavallo di Ferro


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