
La sofferenza per amore ci mette comunque in contatto con noi stessi, con chi siamo e con le cose che facciamo. E’ come se il tempo privilegiato del vivere diventasse, oltre al passato che ci procura ricordi dolorosi, il presente: siamo costantemente in contatto con le nostre sensazioni e quindi anche con il fare quotidiano. Si tratta, lo abbiamo già detto, di un momento che può essere creativo, evolutivo, in cui si è forzati a recuperare le caratteristiche individuali che si erano perse nella coppia.
E’ necessario, nel frattempo, fare qualcosa di positivo per sé stessi, per riempire il vuoto della mancanza della persona amata. Non si può interrompere un rapporto di dipendenza o comunque un impegno che ci portava via tempo ed energie, senza sostituirlo con altre incombenze e interessi. Questi dovrebbero però essere positivi, bisogna cercare un nuovo forte di interesse, che non riempirà appieno il baratro lasciato, ma ci aiuterà comunque a non sentirci totalmente persi.
Fare del moto, andare a ginnastica può aiutare, il corpo ha bisogno come il cervello di scaricare le energie negative represse. Iscriversi ad un corso di cucina, cucinare per sé e gli altri, reagire, riassettare, riordinare la casa o almeno i cassetti, buttar via le cose vecchie, fare spazio nei cassetti e nel computer, rinnovarsi, finalmente fare quello che desideravamo fare da anni e abbiamo sempre rimandato. I
l tempo ora non dovrebbe essere né stancamente vissuto, né ammazzato con troppe attività. Bisognerebbe assecondare le proprie energie: leggere, cucire, lavorare a maglia, all’uncinetto, fare del découpage, dipingere, disegnare, scrivere, incontrare amici, risistemare la libreria secondo un ordine nuovo…
Cambiare qualcosa nel proprio ambiente, per sottolineare il cambiamento che ci è stato imposto e che cambia radicalmente o in parte la nostra vita. Tirare fuori, insomma, la propria creatività, che è quella che caratterizza ognuno di noi e che ci aiuta a recuperare il nostro valore, a prescindere dalla presenza o assenza di un altro da noi.
Noi umani rischiamo il terrore del vuoto, se non colmiamo, pur parzialmenteil ricordo e la mancanza dell’altro potrebbero incistarsi, rafforzarsi, e questo non ce lo possiamo augurare.
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