“Finché morte non vi separi” è detto nel rito del matrimonio cattolico, ed oltre ad essere una premessa religiosa è stato certamente pensato quando la vita era più breve e i matrimoni duravano fino alla morte di uno dei due, attorno ai quaranta-cinquant’anni. Ora la vita dura molto a lungo, a volte troppo a lungo per rimanere sempre con lo stesso compagno.
E’ interessante, invece, considerare l’eternità non come un tempo senza fine, ma come un momento senza tempo (uscire dal tempo non ha a che vedere con la durata) e attribuire all’eternità il significato di intensità, cioè di qualità di presenza.
Il concetto di eternità non vuol dire solo per sempre: per Parmenide e i neoplatonici rimanda all’intensità in un presente senza tempo, alla purezza, all’attualità della coscienza che supera il tempo o lo annulla, all’atemporalità che mette in risalto il qui e ora e che sottolinea la profondità.
Sempre più frequenti sono poi le ricerche sulla durata biologica dell’amore, che si accende e si spegne ( sette anni circa?) a meno che il patto non sia reso più complesso da impegni sociali quali la costruzione di una famiglia (e la nascita dei figli) o altri possibili progetti comuni che legano al di là dell’amore.
Credere che l'amore sia "per sempre"
Credere che amore sia esclusivamente passione
Credere che l’amore si automantenga indelebilmente
Credere che ogni amore debba finire ineluttabilmente
Credere che esista una sola forma di rapporto, quello monogamico
Credere che l’abbandono subito sia una tragedia e uno smacco personale
Credere che le relazioni debbono andare male per aver diritto ad andarsene
Credere che sesso e amore coincidano
Credere che l’amore sia ordine, certezza e armonia
Avere in amore il mito della spontaneità
Avere il mito della spontaneità anche nel sesso
Credere che le donne dopo i cinquanta siano sentimentalmente da buttare via
Credere che se qualcosa va male nel rapporto è solo colpa dell’altro







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