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Avere in amore il mito della spontaneità



avere-in-amore-il-mito-della-spontaneitaMettersi in gioco significa sporcarsi le mani con il rapporto, in modo da far accadere ciò che si desidera e indagare le istanze che ci fanno comportare in un modo piuttosto che in un altro; significa domandarsi in che modo contribuiamo in prima persona a far accadere ciò che accade e quali istanze della nostra vita concorrono a far emergere le emozioni che emergono. Tutte e due le operazioni ci mettono in gioco direttamente, ci rendono comprimari di ciò che accade.

Come si fa a far continuare una storia? Bella domanda, si tratta della cosa più difficile del mondo. Curare la relazione significa non rinunciare al dialogo, desiderare di costruire la complementarietà, entrare nel gioco e rimanere in contatto.

Significa continuare a danzare, cambiando il tipo di passi a seconda di come cambia la musica e andare a cercare l’altro se è distratto o indifferente. Significa comunque mantenere aperto il discorso, non rinunciare mai ad una conversazione, alla capacità di parlarsi e dirsi ciò che ci passa per la mente e ciò che vorremmo e pensiamo. Solo il dialogo evita, o comunque attutisce, la possibilità che l’altro a tratti diventi un nemico dal quale guardarsi.

 “Mi manchi, Louise. Grandi quantità d’acqua non possono dissetare l’amore, né possono sommergerlo le inondazioni. Allora, che cos’è che uccide l’amore? Soltanto la disattenzione. Non vederti quando mi stai davanti. Non pensare a te nelle piccole cose. Non spianarti la strada, non prepararti la tavola.

Sceglierti per abitudine e non per desiderio, passare davanti al fioraio senza accorgermene. Lasciare i piatti da lavare, il letto da rifare, ignorarti al mattino, usarti la notte. Desiderare un’altra persona mentre ti bacio sulla guancia. Dire il tuo nome senza ascoltarlo, dare per scontato che sia mia diritto pronunciarlo” (pag.185) scrive Jeanette Winterson in un bel libro sull’amore tra due donne[1], in cui sottolinea come l’amore non sgorghi naturalmente dal cuore ma vada coltivato e aiutato a perdurare.

Le forme dell’addio, effetti collaterali dell’amore, Castelvecchi Roma 2007

Sfoglia La posta del cuore, ha cura di Umberta Telfener
 
 
I PREGIUDIZI DELL'AMORE:

Credere che l’amore salvi la vita

Credere che l'amore sia "per sempre"

Credere che amore sia esclusivamente passione

Credere che amore sia fusione

Credere che l’amore si automantenga indelebilmente

Credere che ogni amore debba finire ineluttabilmente

Credere che esista una sola forma di rapporto, quello monogamico

Credere che l’abbandono subito sia una tragedia e uno smacco personale

Credere che le relazioni debbono andare male per aver diritto ad andarsene

Credere che sesso e amore coincidano

Credere che l’amore sia ordine, certezza e armonia

Avere in amore il mito della spontaneità

Avere il mito della spontaneità anche nel sesso

Credere che le donne dopo i cinquanta siano sentimentalmente da buttare via

Credere che se qualcosa va male nel rapporto è solo colpa dell’altro

Pensare che gli amori infelici “valgono di più”
 

[1]Jeanette Winterson , Scritto sul corpo, Mondatori, Milano 1993


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