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Abbandono. Accettare che l'amore sia finito



 

Amore finito“Perché gli amanti sono quelli che amano, /quelli che si amano / e quando non sono insieme nella stessa notte / notte vuol dire “no” “te”/ si, notte / voleva dire / “no” / “te”/ E poi si è addormentata scrive Gemma Gaetani[1]

Accettare che l’amore è finito e che nel finire ci ha completamente disarmati: senza un'accettazione di ciò qualsiasi percorso è inutile.

Sembra scontato, ma non lo è. All'inizio, sopratutto se la fine è sopraggiunta in maniera improvvisa ed imprevista, si tende a negare tutto o quanto meno a minimizzare: si ritiene che l'altro ritornerà, che ha confuso un dubbio con la mancanza d'amore. Si prova a far finta di niente ma come sopraggiunge la sera ci si ricorda che l’altro non c’è, che è volato via, che non si toccheranno più le sue mani, fatte proprio in quel modo, come nessuna altra mano al mondo.

Che non si sentirà più quella frase particolare che tanto ci faceva sorridere e tanta complicità creava tra noi. Accettare, significa anche rendersi conto che ci troviamo di fronte ad una logica diversa da quella che aveva organizzato il rapporto. Uno dei due, quello che se ne è andato, ha cambiato le carte in tavola, ha mutato gioco senza avvertirci oppure semplicemente non vuole giocare più.

Come suggeriva già Ovidio nel suo trattato Remedia Amoris, è utile evitare luoghi e situazioni che ci riportano alla relazione finita. Spesso si tende invece a ritornare sul "luogo del delitto", a voler simbolicamente rivivere l'amore finito, sempre con la solita scusa, quella di attenuarne il dolore e prendere le distanze. Niente di più sbagliato! Si tratta di una sorta di masochismo sentimentale che prolunga solo l'agonia. Anche gli amici che si frequentavano insieme a volte diventano “pericolosi”, soprattutto se continuano a incontrare l’abbandonatore.

Di nuovo la tentazione di vederli e, accidentalmente fare cadere la conversazione sul partner, sulle sue nuove amicizie, sui suoi difetti, perché no, anche su alcuni particolari inediti e piccanti.

Ci sono momenti in cui si sarebbe pronti a pagare tutto l’oro del mondo per sapere chi frequenta e come va la sua storia, quella con la persona che ci ha sostituito; si sarebbe poi pronti a dare anche un braccio per sentirsi dire che la nuova/il nuovo sono odiosi, cafoni, ignoranti, beceri e stupidi. O che lui/lei sembravano più felici con noi.

Evitare luoghi e situazioni dell'amore finito fa parte di quel distacco assoluto, necessario al superamento del dolore; ove fosse possibile è quindi utile allontanarsi dai posti abituali della vita usuale, con un viaggio anche breve, che ci faccia vedere altre situazione, che ci distragga e spiazzi i pensieri abituali; molti però mi raccontano che non sono proprio capaci di andare via e abbandonare il campo. In questi casi in cui il viaggio diventa impossibile - sia quello reale che un viaggio coll’immaginazione - la casa rimane il luogo che offre sicurezza, protezione, rifugio.

Servirebbe inoltre un distacco assoluto dalla persona che ci ha lasciato. Spesso, per soffrire di meno, si tende a mantenere una minimo di relazione con l'altro, nell’illusione che sia di tipo amicale.

Chiedendo, contattando, connettendosi, ci si illude che il dolore sarà meno lacerante, mentre non si fa altro che prolungare l'agonia. Quest'atteggiamento nasconde la speranza, neanche troppo inconscia, che l'amore possa ritornare, che riusciremo a sedurlo di nuovo, a coinvolgerlo nuovamente nelle trame usuali; ma anche se tornasse, solo per non farci soffrire cosi tanto, solo per i sensi di colpa per essersene andato e per averci sostituito, quanto potrebbe durare la relazione?

Prima che si possa riprendere un rapporto anche minimamente formale con l'altro occorre tempo, molto tempo, e a volte questa voglia/possibilità non avviene mai più.


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