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Credere che esista una sola forma di rapporto, quello monogamico



monogamia, rapportoLa monogamia ha offerto una struttura stabile agli esseri umani, permettendo loro di evolversi; ha quindi avuto una funzione sociale molto importante, proponendo la coppia come base della struttura sociale stessa. La monogamia come scelta attiva è un valore, come obbligo e convenzione è una trappola pericolosa. Il rapporto monogamico è una opzione importante e utile nella prima fase della vita quando una persona che ci presta un’attenzione indivisa ci permette di “curarci” dall’insicurezza del vivere; è un’esperienza di passionalità importante per sentirsi molto amati e desiderati; diventa una necessità nella fase di vita in cui ci sono bambini piccoli, in modo da potersi concentrare su di loro e non avere testa e cuore occupati da altre faccende.

Può diventare poi un’optional – dopo averla sperimentata almeno una volta nella vita – quando la complessità e il rispetto di noi e dell’altro fanno si che gli accadimenti vadano in altro modo.

“L’esclusività fa parte della cultura patriarcale e delle regole sociali di ordine e controllo. La monogamia è una finzione, è un retaggio culturale funzionale al mantenimento sociale. E’ una facciata che non corrisponde alle emozioni degli esseri umani” mi dice con convinzione il mio amico psicoanalista junghiano Luigi Turinese, “Un modo di pensare complesso è “anche tu” non “solo tu”, la possibilità di poter ampliare, aggiungere, come un albero che quando cresce aumenta il numero dei rami…”.

Questa posizione comporta la paura di perdere il proprio specifico e di perdersi se si accetta un contratto diverso. E’ un pregiudizio sociale condiviso e legato al romanticismo credere che l’amore parziale sia immaturo. Ma forse lo stesso termine “parziale” potrebbe essere buttato via, per proporre amori totali plurimi, la possibilità di investire in più rapporti, nel profondo rispetto di ciascuna persona implicata (rispetto significa trasparenza, attenzione all’altro, chiarezza delle regole e delle aspettative, rinuncia al potere, reciprocità).

E’ tempo che siano inventati nuovi miti sull’amore e che si partecipi ad un mutamento delle strutture sociali di convivenza, più aperte, più possibiliste, fuori da schemi rigidi (La famiglia che uccide era un libro degli anni sessanta di David Cooper ma è anche una esperienza quotidiana nei giornali e nella realtà sociale).

Mariarosa, sessantenne, condivide un compagno con un’altra donna da più di dieci anni. I tre lavorano insieme e ciascuna delle due sa dell’altra e non si sente minacciata. Quest’uomo è faticoso e molto richiedente e ciascuna delle due riesce a riposarsi quando il compagno è dall’altra.

Ciascuna delle due però, oltre ad amare il compagno ed esserne affascinata, preferisce avere un interlocutore parziale che rimanere totalmente sola, anche se ciascuna delle due è in grado di vivere da sola. “quando c’è mi dedico completamente a lui, quando non c’è mi occupo di me e dei miei nipotini.”L’uomo rimane un “sultano”accudito e riverito. Attendo con ansia il momento in cui i ruoli si potranno anche invertire.

 

Sarah è una donna quarantenne che sta con un “dongiovanni” che ama corteggiare ogni donna e, ancora di più, avere una vita “segreta”indipendente da lei. Quest’uomo anche quando sta con lei invia e riceve sms, rimane molto tempo di fronte al computer, esce da solo. Il rapporto di coppia è definito dai due come soddisfacente e Alessandra ha deciso di non aprire la crisi per ogni “distrazione”. “Mi fido che rimarrà con me, che il nostro amore sia importante per tutti e due, credo che stia crescendo e non voglio avvelenare il quotidiano. Forse un giorno cambierà, si rassicurerà e potrà fare a meno delle altre.”

 

Mi piacerebbe poter pensare un rapporto svincolato dal dovere e dalla quotidianità e organizzato sulla base del piacere, del desiderio, della forza, fondato sulla possibilità di incontrarsi solo quando se ne ha veramente voglia, per darsi cose anziché togliersele. Mantenere un contatto senza cadere nelle maglie degli obblighi, della routine, della costrizione diventa possibile se si è in grado di dirsi più cose e contemporaneamente tollerare la distanza, la possibilità di stare lontani. Due persone autonome che si incontrano per scambiare idee, per darsi quello che hanno da dare, a tempo, quando ciascuna delle due ne ha voglia. La possibilità di richiamare l’altro a sé e sentirsi dire di no senza per questo pensare che il no sia definitivo. Come non cadere nell’egoismo più mostruoso? Solo l’esperienza e il rispetto, come ho già detto, rendono possibile un gioco sul filo del rasoio.

Credo che sia giunto il momento di allargare il nostro sguardo e pensare a forme di rapporto nuove, insolite e più soddisfacenti. Continuiamo socialmente a pensare a due persone “incastrate” insieme e non immaginiamo altre forme: i rapporti inclusivi, i sodalizi non amorosi, i rapporti lassi, tra le altre forme possibili di relazione. Penso a Virginia Woolf insieme a Vita Sackville-West e al menage a tre con il marito di Virginia; penso a tutto il gruppo di Bloomsbury; al sodalizio umano e intellettuale tra Lou Salomé, Paul Ree e Nietzsche – che si definivano la perfetta trinità; all’amicizia particolare tra Sartre e Simone de Beauvoir; ad alcune coppie omosessuali ed eterosessuali in cui si sperimentano diverse modalità di stare insieme (vedi, tra gli altri, il libro di Piergiorgio Paterlini Matrimoni gay).

La forma dell’amore è una scelta che le persone fanno e si comunicano nel rispetto reciproco. In questo momento storico sono forse più gli uomini a voler osare (ancora sono loro più frequentemente i bigami), a non desiderare una separazione definitiva, a ricercare un altro codice per vivere anche contemporaneamente la nuova “attrazione”; le donne più frequentemente chiudono e vanno altrove, si sentono abbandonate e soffrono come cani.

Le forme dell’addio, effetti collaterali dell’amore, Castelvecchi Roma 2007

Sfoglia La posta del cuore, ha cura di Umberta Telfener
 
 
I PREGIUDIZI DELL'AMORE:

Credere che l’amore salvi la vita

Credere che l'amore sia "per sempre"

Credere che amore sia esclusivamente passione

Credere che amore sia fusione

Credere che l’amore si automantenga indelebilmente

Credere che ogni amore debba finire ineluttabilmente

Credere che esista una sola forma di rapporto, quello monogamico

Credere che l’abbandono subito sia una tragedia e uno smacco personale

Credere che le relazioni debbono andare male per aver diritto ad andarsene

Credere che sesso e amore coincidano

Credere che l’amore sia ordine, certezza e armonia

Avere in amore il mito della spontaneità

Avere il mito della spontaneità anche nel sesso

Credere che le donne dopo i cinquanta siano sentimentalmente da buttare via

Credere che se qualcosa va male nel rapporto è solo colpa dell’altro

Pensare che gli amori infelici “valgono di più”


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