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Credere che se qualcosa va male nel rapporto è solo colpa dell’altro



amore, separazioneUn amore portato a buon fine è un amore che dura o che si ‘consuma’ con la soddisfazione di averlo vissuto e sfruttato appieno, a volte con l’indifferenza delle cose scontate o con il dolore della separazione; se la coppia funziona la si descriverà come l’andamento naturale di una storia intensa - la sua crescita fisiologica - mentre se qualcosa cambia in negativo si presterà maggiore attenzione alla relazione, ci si soffermerà a pensare, si interverrà nella necessità di fare qualcosa di diverso.

Mano a mano che la fase dell’innamoramento scema sorgono i problemi della vita quotidiana.

Impigliati dai vincoli del quotidiano i rapporti a volte entrano in uno stallo di coppia, nella ripetitività delle domande e delle risposte - sempre uguali - per cui ciascuno dei due accusa l’altro dello spegnimento della propria esistenza e gli rinfaccia di non aver saputo mantenere le promesse di un rapporto vivo e sempre ricco.

Ciascuno rimprovera il compagno di non dargli ciò di cui ha tanto bisogno, di averlo tradito rispetto alle promesse fatte e non ci si rende conto che l’altro non poteva, non sapeva e non riusciva a dare le cose che aveva promesso (interessante come ciò che si è promesso tacitamente all’inizio diventi una sorta di vincolo, la trama delle aspettative nel tempo, indipendentemente dal fatto che i due si siano esplicitamente chiariti ed abbiano concordato nuove regole) .

L’impossibilità di interrompere un gioco patologico va spezzata assumendosi la responsabilità soggettiva di cambiare la propria modalità di interagire. Per interrompere un malessere bisognerebbe diventare costruttori delle interazioni anziché farle dipendere da ciò che l’altro fa (prevedibile, sempre uguale e patologico).

Quando i rapporti vanno male non è mai per colpa di uno solo, non esiste una responsabilità totalmente da una parte sola: it takes two to tango, per ballare il tango occorre essere in due. Diventa allora importante saper vedere come partecipiamo soggettivamente al gioco patologico e come potremmo contribuire a interromperlo

Le forme dell’addio, effetti collaterali dell’amore, Castelvecchi Roma 2007

Sfoglia La posta del cuore, ha cura di Umberta Telfener
 
 
I PREGIUDIZI DELL'AMORE:

Credere che l’amore salvi la vita

Credere che l'amore sia "per sempre"

Credere che amore sia esclusivamente passione

Credere che amore sia fusione

Credere che l’amore si automantenga indelebilmente

Credere che ogni amore debba finire ineluttabilmente

Credere che esista una sola forma di rapporto, quello monogamico

Credere che l’abbandono subito sia una tragedia e uno smacco personale

Credere che le relazioni debbono andare male per aver diritto ad andarsene

Credere che sesso e amore coincidano

Credere che l’amore sia ordine, certezza e armonia

Avere in amore il mito della spontaneità

Avere il mito della spontaneità anche nel sesso

Credere che le donne dopo i cinquanta siano sentimentalmente da buttare via

Credere che se qualcosa va male nel rapporto è solo colpa dell’altro

Pensare che gli amori infelici “valgono di più”


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