L’amore fa paura. Perché è enormemente sopravvalutato come soluzione alla solitudine, perché implica mettersi in gioco, perché si pensa che si potrebbe soffrire troppo se l’altro ci lasciasse (le immagini che spesso vi si associano sono di tessuti lacerati e sanguinanti). Paura è il nome che diamo alle nostre incertezze, alla nostra insicurezza che proiettiamo sull’altro, che facciamo diventare un nemico pericoloso.
Consigli


“Di un amore finito ti mancano anche i momenti brutti, anche le infelicità.” scrive Ivan Cotroneo
Con il passare degli anni diventiamo più tolleranti, ironici, adattabili, forse impariamo anche ad amare ‘meglio’, ad essere più sentimentali, meno difesi; come società invece sembra che impariamo ad avere più paura dell’amore, comunque a pensare che sia inutile oppure pericoloso.
Mettersi in gioco significa sporcarsi le mani con il rapporto, in modo da far accadere ciò che si desidera e indagare le istanze che ci fanno comportare in un modo piuttosto che in un altro; significa domandarsi in che modo contribuiamo in prima persona a far accadere ciò che accade e quali istanze della nostra vita concorrono a far emergere le emozioni che emergono. Tutte e due le operazioni ci mettono in gioco direttamente, ci rendono comprimari di ciò che accade.
La modernità imponeva le leggi e le regole, l’ordine nell’esistenza, inteso come chiarezza dei ruoli, classificazioni stabili, confini ben espliciti, suddivisioni morali, trasparenza. La postmodernità in cui stiamo vivendo invece, propone incertezza, indefinitezza, l’ambivalenza. Si tratta di un humus che si respira coll’aria, che emerge nelle trame relazionali, che permea i rapporti e gli incontri, le fluttuazioni e le incertezze.
Innamoramento, amore, passione, aggiungiamo desiderio: questi moti dell’anima si coniugano sempre con il decadimento? Questa convinzione sembra l’antitesi di quella sull’eternità, ma anche questa premessa può risultare patogena se portata avanti con convinzione assoluta (è meno frequente ma molto radicata e assolutamente inconsapevole). Vi sono poi persone che, per esperienze precoci, cercano la fuga in ogni piega della loro relazione e non permettono ai loro rapporti di decollare mai.
Credere che l’amore sia l’unico ingrediente in una relazione di coppia e che una volta dato si automantenga indelebilmente
“Cos’altro c’è a parte la passione e le sue vicissitudini?” si domanda Kureishi, l’autore anglo pakistano del bel libro My beautiful laundrette.
“Avevo acriticamente creduto, da quando ero piccola, che il rapporto tra un uomo e una donna fosse di tipo affettivo e salvifico e che fosse il legame più importante in assoluto. Ho vissuto con questa idea e mi sono focalizzata solo sull’altro, trascurando amicizie e interessi, anche il mio lavoro.Mi era stato detto cosi. Tra l’altro ho avuto la sfortuna di vedere il rapporto tra i miei che mi sembrava inossidabile (ho poi scoperto che si odiano) e pensavo che cosi fossero i rapporti. Ora ho capito che i bisogni affettivi sono miei e non sono congruenti con i rapporti come vanno. 
“Tuttavia, se, mediante un atto di padronanza di scrittura, riesco a dire questa morte, allora io comincio a vivere”ricorda RolandBarthes
Ci si può far affiancare in questo periodo da una persona a noi cara che ci presti semplicemente ascolto, raccogliendo il nostro dolore e confrontando la nostra sofferenza con la sua presenza. Un amico solo oppure i nostri soliti amici, tanti?
E poi potremmo fare la stessa cosa con noi stessi: cosa ci piace di noi e cosa desideriamo cambiare? Ricordiamoci che siamo in un momento di mutamento forzato che può diventare mutamento volontario se noi, oltre subire la perdita, decidiamo attivamente alcuni cambiamenti rispetto alla nostra vita, ai nostri interessi, alle nostre priorità. Cogliamo l’occasione!
“Se non avessi avuto questo amore, non avrei mai conosciuto l’amore, mi dico. Ma se non avessi avuto questo amore, non avrei nessun rimpianto, non ci sarebbe nessun ricordo capace di ferirmi cosi in profondità. 
“Perché gli amanti sono quelli che amano, /quelli che si amano / e quando non sono insieme nella stessa notte / notte vuol dire “no” “te”/ si, notte / voleva dire / “no” / “te”/ E poi si è addormentata scrive Gemma Gaetani
Aspettare tempo significa sapere profondamente che la sofferenza, il malessere, la sensazione di mancanza e il dolore che ne consegue (come le unghie di un gatto appeso al nostro cuore) passano e che se ci potessimo svegliare tra alcuni mesi staremmo fuori dal guado.


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