Una vita tranquilla: il film di Claudio Cupellini (2010) vede un bravissimo Toni Servillo nel ruolo di Rosario, proprietario di un albergo nel cuore della Germania. Lì lui vive da quindici anni con una moglie tedesca e un figlio molto amichevole, scambiando battute con i collaboratori e gli avventori per i quali cucina cinghiale con i gamberoni e altre ricette audaci. Rosario appare tranquillo e sicuro di sé ma questa tranquillità è di facciata e lo comprendiamo da subito, dal tono ansioso che le sequenze e la musica ci trasmettono.
La sua quotidianità è squarciata dalla difficoltà a vivere nel presente (sempre in ritardo, appare psicologicamente altrove e “occupato” dalla propria testa) e peggiora coll’arrivo di due malavitosi italiani, Edoardo e Diego, che riportano Rosario al suo passato apparentemente sopito (mai come in questo film è fondamentale non raccontare la trama).
Interessante psicologicamente il ritmo angosciante di ogni sequenza, un’ansia che tiene lo spettatore agganciato anche quando non succede nulla, soprattutto quando non succede nulla.
La vita tranquilla di Rosario non sembra esistere, è unicamente apparente. Interessante come il suo passato si riaffacci attraverso azioni fredde e determinate, reazioni immediate agli eventi, mettendoci di fronte a due parti di uno stesso uomo, una spietata, l’altra pronta a mediare, una istintiva e feroce, l’altra gentile, una piena di sensi di colpa (verso un figlio del passato) l’altra determinata a sopravvivere ad ogni costo.
Il passato che ritorna è un grande tema psicologico: è possibile dimenticare, sotterrare le azioni fatte, le cose subite, le scelte dalle quali siamo stati confrontati? Sembra quasi che Rosario tenti di cambiare mentalità, di diventare “liquido”, di sciogliere il peso dei ricordi e abbracciare ogni nuova possibilità, per lasciare aperto il futuro. Sembra quasi che riesca ad essere felice solo nel momento in cui è senza storia e alternativamente in pericolo quando il passato lo riacchiappa e non lo molla.
Rosario deve fare i conti con ricordi infedeli, progetti incerti, pericoli imminenti, e nel fare questo ci ripropone la solitudine cosmica di ogni persona. Lo spettatore è confrontato in questa trama “semplice” con l’incertezza, l’insicurezza e l’assenza di garanzie personali che è dei personaggi. Per questo il film cattura e tiene inchiodati alla sedia, per questo lo consiglio vivamente.





