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Precious, regia di Lee Daniels

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Precious, regia di Lee Daniels Vorremmo crederci che una ragazza di Harlem quasi illetterata, trattata violentemente dalla madre e sessualmente abusata dal padre da quando era piccola - che da lui ha ben due figli, madre consenziente - riesca ad essere una brava madre.

Vorremmo crederci che questa ragazza pesantemente abusata psicologicamente, con una madre che la blandisce quando ha bisogno ma il più delle volte la malmena sia verbalmente che fisicamente, riesca a stabilire un rapporto positivo e salvifico con la sua insegnante di scuola media, Ms Rain, anziché essere guardinga, scostante, sempre ruvida e sospettosa.

Possiamo invece credere che una ragazza in gamba degli slums riesca a riscattarsi scolasticamente e tragga vero piacere e consolazione dalla scrittura. Sto parlando di Precious (2009), film diretto da Lee Daniels, basato sul romanzo di Sapphire Push - La storia di Precious Jones (probabilmente un’idealizzazione all’americana). Presentato al Sundance Film Festival (dove si è aggiudicato diversi premi) e al Festival di Cannes 2009, ha ottenuto sei candidature agli Oscar 2010, finendo col vincere quelli per la migliore attrice non protagonista e per la migliore sceneggiatura non originale.

Si tratta di un film su temi assolutamente angosciosi (povertà, miseria culturale, abuso, mancanza di strumenti per riscattarsi, violenze morali, incapacità dei servizi di essere di alcun aiuto, collusione e incompetenza degli operatori) che però viene affrontato in maniera molto asciutta e senza una sbavatura emotiva, per cui non si piange e non ci si dispera, altro che quando un’ennesima sventura si abbatte sulla protagonista (non saranno troppe, tutte su una ragazza sola?).

Si sorride a volte, soprattutto quando la ragazza, come è tipico delle persone abusate, nei momenti peggiori della sua vita si dissocia da quello che le sta succedendo e si rifugia in un mondo immaginario, tutto suo, fatto di successi e fama, di riconoscimenti e apprezzamenti. Fa sorridere vedere la fantastica attrice che impersona Clareece Precious Jones muoversi in maniera sexy malgrado i suoi cento e passa chili. E’ ammirevole il ventaglio di espressioni e stati d’animo dell’attrice che, anche nella carriera, viene “abusata” dalla madre cinematografica che riceve l’Oscar al posto suo.

Psicologicamente parlando il film è un po’ ingenuo, non tanto per il buonismo dell’insegnante quanto per la personalità di Precious che, malgrado i torti subiti, resta aperta alle possibilità e al cambiamento, anziché essere arroccata in una auto-distruttività pericolosa per sé e per gli altri, come sarebbe prevedibile.

Una ragazza che ha subito tutto quello che ha subito lei dovrebbe manifestare una personalità borderline, cioè sospettosa, instabile, ruvida, molto timorosa degli altri, con un tipo di attaccamento disordinato che non permette di fidarsi di una stessa persona nel tempo e tantomeno di se stessi.

Ma la vita ci stupisce sempre e la signorina Rain riesce a fare breccia nel cuore della ragazza. E’ l’intelligenza viva a darle un’opportunità oltre alla guadagnata distanza fisica dalla madre (ci auguriamo in seguito anche psicologica), che la teneva succube e non perdeva occasione per svalutarla. Possibile che una ragazza che non si è mai occupata della figlia e che quando la incontra non sembra avere nessun moto emotivo, alla nascita del secondo figlio svegli, per la prima volta, il suo istinto materno?

Poco probabile, ma un ottimo modo per presentare ad un pubblico sempre più desideroso solamente di divertirsi tematiche sociali importanti. Prendetelo come una bella favola e andate a vedere il film, ve lo consiglio.