Barney da giovane nella Roma degli anni ’60 si sposa con una donna bellissima e matta che fa la pittrice e muore suicida; sposa poi una ricca ereditiera ebrea e al suo matrimonio si innamora di Miriam, dolce e suadente speaker alla radio, una donna che stravede per lui e risulterà la donna della sua vita, da cui avrà due figli. Barney tradisce, ama, seduce, diverte ed è un gran farabutto, molto affascinante. Un vero narciso, pronto a cambiare la realtà per adattarla ai suoi scopi.
Sto parlando del libro di Mordecai Richler pubblicato nel 1997 e uscito in Italia nel 2001, che raccoglie le memorie dell’ebreo canadese Barney Panofsky, produttore televisivo oltre che uomo dedito all’alcol. Un vero caso letterario.
Peccato che nel film, l’attore che lo interpreta, Paul Gimatti, sia una patata lessa, ebreo privo del fascino che Barney ha nel libro e totalmente mancante di spirito. Non si capisce infatti nel film perché/come abbia così tanto successo con le donne e come riesca, come dicono, a farla franca con qualunque nefandezza (“to get away with murder”). Il suo carisma è talmente nascosto che ci si stupisce che possa piacere a qualunque persona, figuriamoci a una donna. Ma andiamo con ordine.
Sto parlando della "Versione di Barney" film di Richard J.Lewis, presentato alla 67° mostra del cinema di Venezia nel 2010, con un bravissimo Dustin Hoffman nelle vesti di un poliziotto, padre di Barney, molto più definito di lui: spiritoso, trasgressivo, greve, pronto alla battuta e irriverente. Pronto a vendersi pur di riscuotere simpatia e far ridere. A confronto Paul Gimatti appare molto compreso nella parte ma non ha la stoffa per rappresentare un personaggio pronto a tutto pur di sentirsi vivo.
Il film, per chi non ha letto il libro è molto jewish e piacevole nelle atmosfere, anche se psicologicamente ingenuo. Cosa lega Miriam a Barney, perché stanno insieme così bene? Qual è la loro ricetta, come ha fatto la donna a “domarlo”? E perché la ricca ereditiera vuole sposare proprio lui, malgrado un’evidente incompatibilità? E ancora, qual è il rapporto tra la trascuratezza distratta di Barney e il suicidio della giovane pittrice esistenzialista?
Senza la rappresentazione del fascino molto lunare e intuitivo dei narcisi, senza la descrizione della loro capacità di attrazione e della necessità che tutto sia perfetto attorno a loro, non è possibile comprendere la trama e il succedersi degli eventi. Non è rappresentato il buco nero nel quale il protagonista a volte può rischiare di cadere e che lo porta a essere inafferrabile e a non lottare rispetto al sospetto di aver ucciso un amico, descritto peraltro come evento periferico. Non si comprende neppure bene l’alzheimer da cui sembra colto all’improvviso, nelle ultime battute del film, che spinge la figlia a proteggerlo, lui che tanto l’ha trascurata quando era bambina (per i narcisisti i figli sono come ospiti inattesi).
Può il regista essere stato così ingenuo da non cogliere un tratto di personalità così marcato e caratteristico? Non ci posso credere. E’ più plausibile che abbia puntato più sulle atmosfere che sulla fedeltà alla trama e che non fosse assolutamente affascinato dalle contraddizioni del personaggio. Peccato.





