di Umberta Telfener Il segreto dei suoi occhi (2010), un film argentino, diretto da Juan José Campanella, che ha trionfato la notte degli Oscar come Miglior film straniero, battendo i due favoriti “Il nastro bianco” e “Il profeta”.
Tratto dal romanzo “La pregunta de sus ojos” (La domanda nei loro occhi) di Eduardo Sacheri, il film - scritto dallo stesso Campanella insieme a Sacheri - è un giallo psicologico, costruito in maniera lenta, focalizzando sui personaggi. Bello e accattivante, tiene sospesi nella trama. Protagonista è un funzionario in pensione del tribunale di Buenos Aires, Benjamín Espósito (Ricardo Darín), che decide di scrivere un romanzo su un delitto avvenuto nel 1974, 25 anni prima, da cui è ancora ossessionato. Il commissario e il suo assistente Pablo, aiutati dal nuovo capo dipartimento, l’avvocato Irene Menéndez-Hastings (Soledad Villamil), hanno indagato sullo stupro e omicidio di una giovane donna in un quartiere residenziale della città. Due figure di uomo molto diverse tra loro: il giovane appare efficiente, integerrimo, competente, collerico, l’altro è alcolista ma anche riflessivo, tenace, nascosto e – risulterà – generoso. Tutta l’indagine partirà da uno sguardo ripetuto, rintracciato in alcune foto dell’infanzia della vittima, da cui il titolo.
Accennato il sottofondo storico che è il periodo precedente alla dittatura (Peron muore nel luglio ’74, il golpe è del marzo’76), quando il potere reclutava malviventi comuni e la famigerata AAA (Alleanza Anticomunista Argentina) rapiva e trucidava impunemente i cosiddetti “sovversivi”. Anche nel film uno stupratore verrà acciuffato e condannato all’ergastolo, successivamente prosciolto e diverrà un killer dello Stato.
Una seconda storia si svolge contemporaneamente ed è fatta anch’essa di sguardi: la storia d’amore tra il protagonista e la sua capo, donna spigliata, apparentemente rigida, fidanzata e poi sposata, nascosta, capace di guizzi di forza e di una strategia interrogatoria molto sofisticata e psicologicamente raffinata. Una storia virtuale in quanto lei, allora fidanzata, attende che lui la approcci e la porti via con sé, dal canto suo lui non si sente all’altezza della figura della donna (laureata, buona famiglia, ruolo sociale e professionale più alto del suo, autorevole) e di fronte a lei perde tutta la sua arroganza.
Un film dalle mille sfumature, che gioca sulle atmosfere: da una parte il mito degli investigatori solitari e passionali descritti da Hammett e Chandler, dall’altro una trama sentimentale tenera e fatta di rinunce che fa riflettere sui ruoli nella coppia, e poi ancora un’atmosfera politica nell’argentina pre-golpe e il tema sociale del contrasto tra giustizia pubblica e vendetta privata, tra responsabilità del singolo e doveri dello Stato.
Un poliziesco “alla vecchia”, giocato su una fotografia straordinaria e situazioni molto cariche ma emotivamente plausibili (questo film è lontano dalle scene di Tarantino); una trama che fa sorridere e mette anche paura, che si vorrebbe non finisse, per rimanere ancora nella sua atmosfera.





