di Monica SoldanoRoma, giovedì sera, ore 18, fa ancora freddo ed ha appena smesso di piovere, quando il senatore Ignazio Marino, (PD), presidente della commissione di Inchiesta sul servizio sanitario nazionale, varca, per la prima volta, la soglia della Casa Internazionale delle donne.
L’occasione è la presentazione di una delle due donne candidate alla Regione Lazio, per la “mozione Marino”, la ginecologa Elisabetta Canitano.
Che insieme al senatore–chirurgo, guida una breve visita nella antica struttura, nel cuore di Roma, perché è lì, che la storia delle donne è narrata. Il senatore attraversa, così, un lungo corridoio, dove le foto in bianco e nero, testimoniano i movimenti femministi che negli anni ’70 occuparono quella sede, per iniziare una rivoluzione culturale, politica e giuridica senza precedenti.
Poi, nel cortile, ci si imbatte nel muro della violenza contro le donne. Che, come precisa Elisabetta Canitano, “non è aggiornato altrimenti non basterebbe la parete”. Lì, lo sguardo si spegne ed è difficile conversare ancora. A mò di necrologi cimiteriali, fitti i riquadri bianchi con i nomi delle donne uccise dalla violenza, spesso dei loro uomini, meno di estranei incontrati per caso.In questa Casa, l’associazione Vita di Donna, presieduta dalla ginecologa candidata Elisabetta Canitano, abita già da anni. Qui, la Canitano ha attivato un servizio di ambulatorio ostetrico gratuito per le donne ed alcuni servizi informativi sulla contraccezione, sulla pillola del giorno dopo, sull’allattamento e sul puerperio.
Il giro si conclude, al primo piano, con l’incontro pubblico, in quello che fu un tempo il refettorio del convento. La giornalista di rai Tre, Francesca Barzini, che coordina il tavolo, rompe il ghiaccio e va subito al sodo, come è solita fare con la telecamera al seguito, nel programma Presa Diretta con Riccardo Icona, e avverte il senatore Marino che Elisabetta Canitano è un osso duro: “Testarda, pensa tanto, con un chiodo fisso, migliorare la qualità del servizio pubblico”.
Infatti, Canitano fa subito due conti e parte dalla maternità e dalle donne. Ogni anno partoriscono 55.000 donne nel Lazio. “Ognuna necessita di tre ecografie, se non ci sono complicazioni, ma queste, non una di più, vanno assicurate”. Inoltre, le donne devono essere autonome, sapere da sole ciò che devono fare.Ed ecco, la ginecologa candidata, tirare fuori dal cilindro, la bozza dell’agenda per la donna in gravidanza, mutuata dall’omonimo progetto della Regione Piemonte, ma che come spesso accade, era lì, ma nessuno aveva pensato di utilizzarla anche nel Lazio.
Due, poi, i termini su cui gli intenti con il senatore Ignazio Marino, sembrano davvero coincidere: la salvaguardia dell’appropriatezza delle prestazioni sanitarie e la diminuizione delle liste di attesa. Ciò che occorre evitare, commenta Elisabetta Canitano, è che “ i sani vadono in ospedale ed i malati restino in lista di attesa”. Questo sistema va sbloccato. C’ è poco da inventare di nuovo, occorre solo usare bene ciò che già c’è, a partire dal Centro Unico Prenotazioni regionale (CUP), dove la selezione, per priorità, degli appuntamenti, sia per gli esami che per le visite è la chiave di volta del sistema.
Il senatore Ignazio Marino, che di come stanno le cose nella sanità e non solo nel Lazio, una idea ce l’ha, visto il suo mandato ispettivo, fa un cenno di assenso e conclude: “Per riorganizzare la sanità occorre essere seri e credibili. Oltre al noto comandamento non rubare, occorre competenza vera, impegno politico sulla prevenzione, magari rinunciando a qualche telegenico taglio del nastro. La classe medica va coinvolta. E, aggiunge, patti chiari con gli ospedalieri. Chi chiede anche l’intramoenia, oltre a fatturare, dovrebbe garantire lo stesso numero di prestazioni nel pubblico come nel privato".
Su di una proposta di legge in tal senso, il senatore Marino, avrebbe tentato di chiedere un appoggio bipartisan. Ma la risposta di assegnazione in commissione deliberante, pare l’abbia rinviata, con garbo istituzionale bipartisan s’intende, all’anno che verrà.
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