L'appuntamento è alle porte ma sul referendum di giugno che riguarda l'acqua il ministro dello Sviluppo, Paolo Romani, ha espresso più di una perplessità. "Anche su questo tema, come per il nucleare - ha spiegato - il referendum divide in due"."E' un tema di grande rilevanza - ha aggiunto - e ho l'impressione che anche su questo sarebbe meglio fare un approfondimento legislativo".
Parole che hanno fatto andare giustamente su tutte le furie il Comitato per l'acqua bene comune. I promotori del referendum temono infatti che le parole del ministro possano mandare un fumo la consultazione.
"Ci vuole un'authority che regoli il nuovo mercato - propone il sottosegretario Saglia - potremmo vararla con un decreto".
L'ipotesi allarma i referendari soprattutto per i nuovi destini del terzo quesito, quello su "legittimo impedimento". Cancellare due requisiti su tre metterebbe a rischio il quorum anche nel referendum più importante che potrebbe da solo trasformarsi in un voto pro o contro Berlusconi.
E' preoccupato il segretario del Pd Bersani che invita a tenere alta la guardia. Nichi Vendola, leader di Sinistra, Ecologia e Libertà, parla di "un furto di democrazia".
Per Angelo Bonelli dei Verdi siamo davanti ad un "atto criminale", Antonio di Pietro si rivolge direttamente al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perché non firmi un eventuale decreto del governo.
L'Italia dei Valori sulla partita referendaria rischia di vedere depotenziata la battaglia principale, quella sul "legittimo impedimento".
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