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Referendum: altro che "sberla", è una vera mazzata

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Referendum: altro che "sberla", è una vera mazzataAffluenza alle urne al 57%. Tutti e quattro i quesiti incassano circa il 95% di Si, ormai è ininfluente anche il voto degli italiani all'estero. Nonostante le ripetute dichiarazioni di esponenti sia del Pdl che della Lega, che svincolano il destino del governo dagli esiti del referendum popolare, Roberto Calderoli rompe il fronte e spara: "Siamo stufi di prendere sberle".

Berlusconi aveva definito "inutile" il referendum annunciando che non avrebbe votato. Bossi più esplicito: "E’ assolutamente inutile, spero che la gente non vada a votare”.
Ora i berluscones provano a mettere qualche toppa, La Russa e Cicchitto fanno sapere che per il governo non cambia nulla, per Osvaldo Napoli i risultati sono figli del "populismo", per Alfano "non è stato un voto contro il governo". Chiacchiere, parole che non esprimono consapevolezza della realtà, l'importante è prendere tempo e minimizzare inutilmente la mazzata. Ma Calderoli irrompe: "Alle amministrative due settimane fa abbiamo preso la prima sberla, ora con il referendum è arrivata la seconda e non vorrei che quella di prenderle diventasse un'abitudine".

Finora il ministro per la Semplificazione aveva lasciato a Maroni il ruolo di bastian contrario, ma la botta è forte. " Domenica andremo a Pontida - aggiunge Calderoli - per dire quello che Berlusconi dovrà portare in aula il 22 giugno visto che vorremmo evitare che si concretizzi il proverbio per cui non c'è il due senza il tre".

E' chiaramente una messa in mora. Per il 19 giugno i vertici del Carroccio dovranno avere qualcosa da lanciare sui prati di Pontida al popolo imbestialito delle camice verdi, qualcosa che Berlusconi dovrà assicurare.

Il Cavaliere in una manciata di giorni dovrà inventarsi qualche altra vana promessa dagli strepitosi effetti mediatici su economia, riforme e immigrazione. Ma oltre alla Lega, Berlusconi per la verifica del 22 giugno dovrà assicurarsi anche il buonumore dei Responsabili, alcuni piuttosto delusi per non aver ancora incassato quanto promesso dal Cavaliere.

Dall'opposizione partono delle autentiche bordate. Bersani chiede le dimissioni e parla di "divorzio tra governo e Paese". Nichi Vendola invoca le "elezioni anticipate". Il Terzo Polo fa eco: "è tempo che il premier ne prenda atto perché minimizzare come con le amministrative è dannoso per il Paese".

Infine Antonio Di Pietro, il leader che maggiormente si è speso per la consultazione referendaria, nell'esito del voto vede l'inizio di "una vittoria irreversibile".


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