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Promotori della libertà contro la sinistra del male

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La nuova creatura berlusconiana: I promotori della libertà. Riferiranno direttamente a Silvio Berlusconi e saranno coordinati dal ministro Brambilla. Fini lo gela sull'immigrazione

E’ un Silvio Berlusconi al suo meglio, oppure, a seconda dei punti di vista, al suo peggio. E’ quello delle elezioni, privo di freni, con i toni altissimi. Quello che trasforma la competizione elettorale in un plebiscito sulla sua persona.

Il solito tormentone, la lotta “per la libertà” contro la sinistra del “male” che vuole uno “stato di polizia” e  “l’invasione degli stranieri”. Berlusconi usa toni da crociata. Alla faccia dei toni misurati per svelenire il clima di odio. Il “bene contro il male”, dove lui, ovviamente è il bene.

E per difendere il bene e la libertà minacciata dalla sinistra, battezza insieme a Michela Brambilla la sua nuova creatura: “I promotori della libertà”. Una sorta di milizia che sosterrà “le nostre campagne elettorali, per organizzare i nostri gazebo per promuovere il tesseramento del partito per sostenere le nostre manifestazioni le nostre campagne e le nostre iniziative locali”.

Per far parte dei Promotori della libertà, che Berlusconi ha anche definito "paladini" facenti parte di un "esercito del bene", occorrerà essere già iscritti al Pdl. Ben chiara nella testa di Berlusconi anche la struttura gerarchica dei Promotori che “faranno riferimento e risponderanno direttamente a me”.

Il coordinamento è affidato a Michela Vittoria Brambilla, “responsabile nazionale del settore iniziative movimentiste del nostro partito”. I Promotori avranno una loro organizzazione e avranno responsabili territoriali tematici.

Così, dal Tempio di Adriano, Berlusconi avvia insieme ai suoi ‘paladini’ la crociata contro la sinistra che vuole aprire le porte agli stranieri per sovvertire il peso del voto e vincere quindi le elezioni. Ma quando il presidente del Consiglio intraprende la strada dell’immigrazione e dell’integrazione, a sbarragli il passo trova sempre il presidente della Camera Fini.

Da Bruxelles Fini lo gela: “la mia opinione su queste questioni è notorio che non coincide al cento per cento con quella del presidente del Consiglio". Detto ciò, il presidente della Camera formula di fatto un invito a Berlusconi,  quello tacere sulla questione, almeno in questo momento di  campagna elettorale : "non porta a risolvere i problemi”.



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