Ormai è diventata una commedia che non fa ridere nessuno. Ha avuto vita breve, meno di ventiquattr'ore, l'intervento sulla previdenza deciso ieri al vertice di Arcore che escludeva gli anni dell'università e del servizio militare dal computo dell'età pensionabile. Unico provvedimento sul tema accettato la Lega. Ma dopo le proteste dei sindacati, con in testa quello dei medici, le invettive della base leghista lanciate da radio Padania, il governo ha fatto saltare la norma.
La decisione è stata presa dal ministro delle Welfare Sacconi e da quello della Semplificazione Calderoli. Assente il ministro Tremonti.
Alcune voci dicono che sia stato proprio Sacconi l'autore dell'operazione università e servizio militare, ma che la sua proposta sia arrivata al vertice di Arcore senza aver consultato prima i tecnici dell'Inps e quelli della Ragioneria dello Stato.
Il timore dei contenziosi generati dalla retroattività della norma - destinata a pesare su chi ha già sostenuto gli oneri del riscatto della laurea - inoltre la scarsa incidenza sui saldi della manovra, hanno aiutato la frenata.
Forse domani se ne parlerà in Consiglio dei ministri, per il momento i tecnici del Tesoro sono al lavoro per far quadrare i conti. È una corsa contro il tempo perché entro le 18 di oggi il governo si è impegnato a presentare al Senato gli emendamenti con le correzioni decise nel vertice lunedì scorso. Fra queste l'abolizione del contributo di solidarietà voluta da Silvio Berlusconi.
Il problema è che tolto anche l'intervento sulle pensioni, che nelle previsioni più ottimistiche garantivano a regime circa 1 miliardo e mezzo di euro l'anno, le coperture vanno cercate altrove.
Al ministero dell'Economia si parla di intensificare la lotta all'evasione fiscale, mentre altri rimuginano ancora sull'ipotesi di innalzare l'Iva, soluzione osteggiata da Tremonti.
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