La legge elettorale è sempre più una priorità. Gianfranco Fini aveva scritto l'8 ottobre scorso a Renato Schifani con lo scopo di accelerare l'iter della nuova legge. A tal fine, il presidente della Camera aveva rappresentato a quello del Senato l'opportunità che il percorso legislativo iniziasse Montecitorio.
Schifani ci ha messo sei giorni per rispondere, lo ha fatto oggi rispondendo picche. Deve essere il Senato ad esaminare le varie proposte di modifica della legge elettorale.
Nella lettera il presidente del Senato rassicura Gianfranco Fini che, nonostante il grande carico di lavoro, il presidente della Commissione affari costituzionali, gli ha dato ampia rassicurazione che l'esame della legge elettorale proseguirà.
Fini non fa passare sei giorni per rispondere e senza fare melina avrebbe detto: " E' ineccepibile la risposta del presidente del Senato nell'ambito del leale rapporto di collaborazione tra i due rami del Parlamento.
Ma è altrettanto evidente che c'è una questione politica, perché risulta difficile pensare che il Senato manderà avanti davvero la riforma della legge elettorale".
L'offerta di Fini di sollevare il Senato da un carico di lavoro eccessivo, in realtà nasconde un significato squisitamente politico.
Alla Camera tutta l'opposizione vuole una revisione della legge elettorale mentre dell'attuale maggioranza solo il gruppo di Futuro e Libertà persegue lo stesso obiettivo. Lì opposizione e finiani insieme otterrebbero la maggioranza.
Storia diversa invece al Senato dove Pdl e Lega Nord, che intendono mantenere l'attuale legge, da soli superano il 50%.
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Legge elettorale, Fini a Schifani: "l'iniziativa sia di Montecitorio"
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