Venerdi, 25 Mag 2012

Last update:07:48:09 AM GMT

Headlines:
You are here: Politica Politica La storia si ripete, Marchionne chiede altri incentivi

La storia si ripete, Marchionne chiede altri incentivi

E-mail Stampa PDF
Marchionne: "Senza incentivi disastro occupazione"E ricomincia la storia infinita. Sergio Marchionne (ufficialmente amministratore delegato di Fiat, ma in effetti amministratore del denaro pubblico), in una intervista “ideata” dal “gruppo” per le richieste Fiat, ha confermato gli obiettivi per l'intero 2009, senza dare nessuna informazione sull’andamento delle vendite auto italiane a settembre 2009.

“Lui” scherza dicendo che il motivo di questa mancata notizia è di non portare jella; solo che scorda di essere un amministratore di una grande azienda e quindi ha il "dovere" di ufficializzare i suo dati, specialmente  se richiede finanziamenti pubblici.


Per contro, chiede ancora di ricevere per il 2010 gli incentivi all'auto e la decisione di non rinnovarli da parte governativa «avrebbe un impatto piuttosto disastroso sul livello occupazionale in Italia».Questo è una forma di ricatto ed allora, ad ogni richiesta di denaro pubblico da parte della Fiat, noi siamo obbligati a ricordare quanto già scritto in un nostro precedente articolo in occasione della notizia, confermata dai vertici dell’amministrazione fiscale, in merito all’indagine dell’Agenzia sul "tesoro" degli Agnelli, che risulta aperta in seguito alle notizie diffuse dagli stessi eredi sulla esistenza di beni all’estero per un importo pari ad un miliardo e 950 milioni di euro. (ANSA - direttore Attilio Befera).

In Italia sovvenzioniamo da anni una società automobilistica (Fiat), che quando guadagna esporta all’estero i capitali in depositi privati, mentre quando necessitano investimenti chiede finanziamenti di denaro pubblico? Siamo di fronte ad un’ulteriore società italiana appartenente al gruppo “pubcompanyprivate”.

E’ bene ricordare che la Fiat, dopo la ricostruzione post bellica, di crisi ne ha superate quattro con “l’aiuto statale”: quella tutta italiana del 1964 e quelle mondiali, dovute agli choc petroliferi, del 1973 '76 (anche qui le vendite precipitarono quasi del 25%) e del 1981 ‘82. Mentre la quarta riguarda il mercato automobilistico del 1993 (enormi festeggiamenti con il lancio della Punto), un anno disastroso, che si concluse con un crollo del 24% in Italia e prossimo al 20% in Europa. La capogruppo Fiat fece un notevole sforzo finanziario (40 mila miliardi d'investimenti) per sostenere e modernizzare il proprio settore autoveicoli.

Nonostante questo, durante gli anni “novanta” si ebbe una netta inversione di tendenza rispetto al decennio precedente: la Fiat perde vistosamente posizioni sia sul mercato domestico che su quello europeo, mentre concorrenti come Ford, Renault, Peugeot e Volkswagen migliorano le loro. Nessuna meraviglia, se si pensa al fatto che dal 1988 al 1993 la Fiat non aveva prodotto alcun nuovo modello. A peggiorare la situazione, si aggiunse nel 1993 lo smantellamento delle ultime barriere alla circolazione di merci nella Comunità Europea. Era giunto il momento di doversi confrontare con la concorrenza senza più scudi protezionistici, di natura tariffaria o di altro genere. I risultati non si fecero attendere: quota sul mercato europeo ridotta al 12%, e perdite per oltre 1.800 miliardi. Questo era lo scenario nel 1993.

Peraltro, proprio mentre il governo varava successivamente gli ennesimi incentivi a favore del mercato nazionale dell’auto, la Fiat spostava produzioni all’estero, con il risultato che nel 2001 il 66% del fatturato era realizzato all’estero (nel 1990 era il 44%).

Per contro, pur non allineandosi ad una politica nazionalistica, la Fiat ha richiesto accordi per la cassa integrazione. Come quello del febbraio 2002. Accordo di programma tra governo e Fiat che come al solito prevedeva: licenziamenti, finanziamenti statali e nessun piano per il futuro dell’auto in Italia.

Gli stessi stabilimenti oggetto di cassa integrazione, dopo pochi anni risorgono pur di ricevere finanziamenti. Come quello di Termini Imerese (Pa), per il quale la Commissione europea autorizza nel 2009 aiuti per investimenti a finalità regionale pari a 46 milioni di euro, che le autorità italiane intendono concedere alla Fiat per un progetto che prevede la produzione di un nuovo modello di automobile in Sicilia.

Ma la ciliegina è stata l’operazione “Chrysler”. Abbiamo l’incredibile miracolo: la Fiat, che poco tempo fa era in crisi, mantenuta in vita solo dai sussidi statali, ed ora invece risorta ed in grado di conquistare l’America. Il miracolo sembra incredibile, ma in effetti non è mai avvenuto. Il malato si è alzato, senza dimenticare le flebo di denaro pubblico che lo tengono in vita, anzi sa benissimo che la sua vita è dovuta alle continue trasfusioni.

La Fiat è sempre la stessa, di quaranta anni fa, di un secolo fa, cioè mantenuta in vita dai continui finanziamenti statali. Questi cento anni di finanziamenti statali alla Fiat, non solo avrebbero potuto nazionalizzarla mille volte, ma potevano essere create molte altre aziende sane, ovviamente se il denaro pubblico non fosse stato oggetto di sistematica privatizzazione.

L’Amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, sbarca in America grazie ai soldi del contribuente italiano, e lascia in America i soldi del contribuente italiano.

Per ritornare a bomba sulla richiesta di Marchionne abbiamo l’obbligo di ricordare al governo che i consumi in Italia sono al minimo storico a causa di salari bassi e grande sfiducia e, se non bastasse, molti imprenditori (es. Marchione – Fiat) per mantenere i loro profitti fanno ricorso al denaro pubblico. Questa situazione porta lo Stato a ricevere, in proporzione, meno entrate fiscali e di conseguenza ha un enorme bisogno di effettuare tagli alla spesa pubblica, generando un collasso nella crescita di servizi e strutture sociali.

Per riprendere il cammino di una eventuale soluzione al problema vanno individuati gli errori fatti. Per esempio non si possono sovvenzionare con denaro pubblico sempre le stesse grosse aziende (es. Fiat…), detassare le fasce dei contribuenti più ricchi ed allo stesso tempo pretendere che i conti pubblici quadrino. E poi, per interessi politici, non si può promettere di tagliare le tasse senza pensare al debito pubblico italiano che è il più alto in Europa, generando nel nostro Paese lo spettro del collasso economico.

Mi sembra chiaro che sia Marchionne che la Fiat sono diventati “Grandi” e, se sono liberi di scegliere il luogo di produzione e la nazionalità della mano d’opera, così devono assumersi la responsabilità di gestire autonomamente l’azienda e non ricorrere all’aiuto dello Stato. Questo permetterebbe di dirottare i finanziamenti sia alla media-piccola impresa e sia ai servi nazionali, oggi ridotti all’osso.
Pasquale Zenga
Turismo in Sicilia by wwww.costierabarocca.it
 


Trackback(0)

TrackBack URI for this entry

Commenti (0)

RSS feed Comments

Scrivi commento

smaller | bigger

busy

POLITICA PIU' LETTI

 

SANITA'

 

IN PRIMO PIANO

 

LAVORO