Le parole di Denis Verdini contro il capo dello Stato, compreso del "Ce ne freghiamo politicamente delle prerogative del presidente della Repubblica", poi in parte rettificato, continuano a suscitare polemiche e proteste.A pesare è soprattutto il cortocircuito con la nota fatta diffondere proprio da Napolitano pochi minuti prima che le agenzie dessero conto delle parole del coordinatore del Pdl. Nella nota il Quirinale ribadiva che nessuna presa di posizione politica di qualsiasi parte può oscurare il fatto che ci siano prerogative di esclusiva competenza del presidente della Repubblica.
Poi le parole di Verdini sono state inevitabilmente lette da tutti come una diretta risposta all'invito di Napolitano.
Durissimo Veltroni, "dichiarazioni gravissime, sono qualcosa di inedito nella storia del nostro Paese. E ancora più grave - continua Veltroni - che il presidente del Consiglio non abbia sentito il bisogno di mettere in riga uno dei coordinatori del partito a cui appartiene".
Per il capogruppo alla Camera dell'Italia dei Valori le parole di Verdini "sono il segno dell'arroganza di una classe politica indegna che ha fatto il suo tempo. Al posto di minacciare Napolitano con un linguaggio fascista - aggiunge Donati - racconti ai magistrati tutto quello che sa sulle cricche che hanno predato il Paese in questi anni".
A sorpresa, contro il coordinatore nazionale del Pdl, arriva anche una bacchettata dalla Lega Nord, seppur in parità con il presidente della Camera. "Ha sbagliato Fini a prevedere che non si andrà alle elezioni, travalicando le prerogative del presidente della Repubblica - dice il ministro Calderoli - e ha sbagliato Verdini a dire che le prerogative dei partiti possano travalicare quelle del presidente".
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