Marchionne chiede nuovi incentivi statali a favore della Fiat per il 2010. Un manager importante deve saper prevedere, organizzare e motivare gli strumenti operativi per condurre un’azienda verso i suoi obiettivi e, ciò che conta, in piena autonomia. Chiedere continuamente sovvenzioni di denaro pubblico non lo colloca tra la “classe manageriale”, ma tra gli “amministratori pubblici”.
E già il 17 settembre scorso nel nostro articolo ”La storia si ripete, Marchionne chiede altri incentivi” avevamo denunciato questa richiesta: “E ricomincia la storia infinita. Sergio Marchionne (ufficialmente amministratore delegato di Fiat ma in effetti amministratore del denaro pubblico), in una intervista “ideata” dal “gruppo” per le richieste Fiat, ha confermato gli obiettivi per l'intero 2009, senza dare nessuna informazione sull’andamento delle vendite auto italiane a settembre 2009. “Lui” scherza dicendo che il motivo di questa mancata notizia è di non portare jella; solo che dimentica di essere l'amministratore di una importante azienda e quindi ha il dovere di ufficializzare i suoi dati quando richiede finanziamenti. Per contro, pretende ancora di ricevere per il 2010 gli incentivi all'auto e la decisione di non rinnovarli da parte governativa «avrebbe un impatto piuttosto disastroso sul livello occupazionale in Italia”.
La cosa preoccupante è che il nostro “Premier”, in una recente intervista a Sky TG24, ha risposto: “Responsabilmente esamineremo la situazione. Abbiamo già fatto un intervento positivo per il settore automobilistico come per quello degli elettrodomestici e al momento opportuno, mi sembra che la scadenza sia a fine anno, il Governo non si tirerà indietro”.
In considerazione che:
1) in Italia sovvenzioniamo da anni una società automobilistica (Fiat) che quando guadagna esporta all’estero i capitali in depositi privati (cfr. indagine sul "tesoro" degli Agnelli - un miliardo e 950 milioni di euro depositati in Svizzera), mentre quando necessitano investimenti chiede finanziamenti di denaro pubblico.
2) mentre negli anni ‘90 il governo italiano varava gl’incentivi a favore del mercato nazionale dell’auto, la Fiat spostava la produzioni all’estero, con il risultato che nel 2001 il 66% del fatturato era realizzato all’estero (nel 1990 era il 44%).
3) con l’operazione “Chrysler” è avvenuto l’incredibile miracolo: la Fiat, che poco tempo fa era in crisi, mantenuta in vita solo dai sussidi statali, ora invece risorge ed è in grado di conquistare l’America. L’Amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, sbarca in America e lascia i soldi del contribuente italiano.
4) se la Fiat è diventata una delle più grosse industrie mondiali ed è libera di scegliere il luogo di produzione e la nazionalità della mano d’opera, così deve assumersi la responsabilità di gestire autonomamente l’azienda e non ricorrere all’aiuto dello Stato. Questo permetterebbe di dirottare i finanziamenti sia alla medio-piccola impresa ed ai servizi nazionali, oggi ridotti all’osso.
Per ritornare a bomba sulla richiesta di Marchionne abbiamo l’obbligo di ricordare al governo che i consumi in Italia sono al minimo storico a causa di salari bassi e grande sfiducia e, se non bastasse, molti imprenditori (es. Marchionne – Fiat) per mantenere i loro profitti fanno ricorso al denaro pubblico. Questa situazione porta lo Stato a ricevere, in proporzione, meno entrate fiscali e di conseguenza ha un enorme bisogno di effettuare tagli alla spesa pubblica, generando un collasso nella crescita di servizi e strutture sociali.
Non si possono sovvenzionare con denaro pubblico sempre le stesse grosse aziende (es. Fiat…), detassare le fasce dei contribuenti più ricchi ed allo stesso tempo pretendere che i conti pubblici quadrino. E poi, per interessi politici, non si può promettere di tagliare le tasse senza pensare al debito pubblico italiano che è il più alto in Europa, generando nel nostro Paese lo spettro del collasso economico.
Senza contare, per contro, che nella manovra economica per il 2009-2011 i tagli effettuati alla finanziaria del solo 2009, chiamata per l’occasione finanziaria snella, hanno raggiunto i seguenti livelli:
1) tagli alla sanità pubblica (ventisettemila posti letto in meno negli ospedali entro cinque anni)
2) tagli alla scuola pubblica (771 milioni di euro)
3) tagli all’ambiente (276 milioni di euro)
4) tagli alla difesa (961 milioni di euro)
5) tagli al lavoro (569 milioni di euro)
6) tagli agli esteri (330 milioni di euro)
7) tagli allo spettacolo (210 milioni di euro)
8) tagli all’amministrazione penitenziaria (133 milioni di euro)
Questi sono i fatti e siccome riguardano l’avvenire del nostro “Paese Italia” attraverso la buona amministrazione del denaro pubblico, risulta importante chiedere il parere dei nostri lettori attraverso un sondaggio con la seguente domanda:
E’ giusto continuare a finanziare la Fiat a discapito dei servizi pubblici? Vota
Pasquale Zenga
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