Giura di non essere l'uomo dei poteri forti, ma dai primi annunci Mario Monti non vuole nemmeno essere il tecnico delle riforme deboli. I pilastri dell'agenda del presidente del Consiglio sono calibrati sul doppio binario, prima rigore di bilancio, poi crescita ed equità.Davanti alle Camere Monti ha declinato i primi provvedimenti da mettere in cantiere. Ritorno dell'Ici, taglio dei costi della politica, riforma delle pensioni, riforma del mercato del lavoro e rimodulazione del fisco.
Capitoli su cui la vecchia maggioranza si era divisa che ora Monti vuole portare a termine per guadagnarsi sul campo dell'agone politico l'appellativo di Supermario.
Ma al di là dei numeri bulgari incassati con la fiducia, il premier dovrà fare i conti con le resistenze dei partiti, che a parole gli hanno acceso il semaforo verde.
Il presidente del Consiglio ha fatto sapere che nelle prossime settimane potrebbe prendere corpo una nuova manovra correttiva. C'è già chi avanza delle ipotesi sulle cifre, intorno ai 20 miliardi di euro.
Ma prima il governo Monti dovrà dare una "registrata" alle manovre estive che a regime dovrebbero portare 59,6 miliardi di euro. Sarà necessario completarle con le misure scritte nero su bianco nella lettera di intenti inviata a Bruxelles da Silvio Berlusconi.
Monti ha annunciato che l'anomalia tutta italiana dell'Ici deve finire, secondo il Professore l'Italia ha un'imposizione bassa sulle proprietà immobiliari.
Ma il premier non ha intenzione di tartassare gli italiani anche perché deve favorire la crescita. L'idea sarebbe quella di avviare una riduzione delle aliquote che dovrebbe scattare dopo il 2013, grazie agli introiti della lotta all'evasione fiscale.
Per agevolare la caccia gli evasori l'esecutivo punta ad abbassare la soglia della tracciabilità dei pagamenti, l'uso del contante sarà fissato sotto l'attuale limite di 2500 euro.
Con la delega fiscale si dovrebbe arrivare alla riduzione del peso delle tasse su imprese e lavoratori, finanziata con l'aumento dell'Iva e delle accise. Ancora incerto l'arrivo di una grande patrimoniale sulle grandi ricchezze immobiliari.
Nella giungla previdenziale ad essere disboscate rischiano le pensioni di anzianità, perché la nostra età pensionabile di vecchiaia, dice il premier, è superiore a quella dei tedeschi e dei francesi. Il nostro sistema pensionistico rimane caratterizzato da ampie disparità di trattamento.
Monti vuole mettere fine alla rigido dualismo tra lavoratori ipergarantiti e precari per facilitare l'ingresso dei giovani al lavoro e premiare il merito. Ma la riforma non sarà retroattiva.
Il Professore vuole confrontarsi con i sindacati per evitare pericolosi strappi con le parti sociali.
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