Pioggia di dimissioni nel partito democratico in Liguria, dopo le primarie per il candidato sindaco di Genova in cui Marco Doria, candidato di Sel, ha battuto la candidata del Pd, la senatrice Pinotti, e il sindaco uscente Marta Vincenzi. Ora Bersani dice "tutti uniti, dobbiamo vincere con Doria"."Se gareggiano più candidati del Pd, poi si accettano i risultati", Bersani guarda a Genova commenta con pragmatismo e promette che ora si lavora e si vince con Doria.
Ma il clima nel partito non propende all'entusiasmo come auspicato dal segretario, anzi, si dimette il segretario provinciale che parla di "un suicidio annunciato", lo segue quello regionale.
È l'effetto Marco Doria. Indipendente, sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà e dal mondo dei movimenti, compreso Don Gallo. Ha vinto con il 46%.
Candidato ufficiale del partito democratico era la senatrice Pinotti, ha ottenuto il 23%. Adesso si chiede se valga la pena continuare l'esperienza politica.
Il sindaco uscente, Marta Vincenzi, ha deciso di correre anche se il Pd appoggiava l'altro concorrente. Ha preso il 27% ed ora tuona contro i gruppi di potere e si paragona ad Ipazia, la filosofa del quarto secolo, martire della libertà di pensiero uccisa dai cristiani, anche se ammette che a lei è andata meglio.
Le due candidature democratiche si sono di fatto spartite e contese i voti dei circoli ed hanno facilitato la corsa al candidato di Sel.
Vendola dice che non ha vinto il partito ma la voglia di miglioramento e garantisce che l'obiettivo non è quello di sottrarre voti al Pd, "ma costruire il cantiere dell'alternativa".
"Vinceremo come a Milano", si augura soddisfatto Doria. Anche lì il Pd aveva dovuto cedere il passo alla sua sinistra e non era successo soltanto con Pisapia, c'era stato il risultato di Cagliari e quello di Napoli.
I difensori delle primarie avvertono: non sia la scusa per rimetterle in discussione.
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