Il governo va avanti "perché non c'è tempo da perdere". E lo fa nonostante il malumore dei partiti che lo sostengono, la stroncatura dei sindacati sulla manovra e nonostante il segnale arrivato dalla Camera che, con assenze e astensioni, ha visto una diminuzione sensibile del sostegno numerico all'esecutivo.C'è chi parla di "fase due" e chi di seconda parte di un'azione organica, resta il fatto che per emergenza si intendeva "urgenza". In altre parole, fare cassa subito con una manovra contro il deficit, finalizzata per due terzi a ridurre il disavanzo.
Ora, dopo lo scontato via libera definitivo atteso dal Senato, si passa ad affrontare il secondo pilastro del programma Monti, cioè lo sviluppo. Misure "più meditate", come le ha definite lo stesso premier, che serviranno a far crescere l'economia.
L'azione di sostegno alla crescita è già partita, non ci sono fasi diverse, ha spiegato il presidente del Consiglio parlando degli sgravi Irap per le assunzioni di giovani e donne.
Ma la strada è piuttosto lunga e piena di ostacoli come liberalizzazioni, lotta all'evasione e mercato del lavoro. Ma anche il rilancio delle opere pubbliche, lo sviluppo del federalismo passando anche per i tagli alla spesa pubblica.
Elsa Fornero, ministro del Welfare, dice "basta contratti da precari". Per Fornero il lavoro cambierà e con esso l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori sulla giusta causa per i licenziamenti.
"Non ci sono totem" spiega il ministro del Welfare che guarda al contratto unico per includere gli esclusi, ammorbidendo però le tutele. Si interverrà anche sulle casse dei professionisti.
Il piano risparmi di questa seconda fase del programma del governo dovrebbe portare nelle casse circa 10 miliardi di euro. Mario Monti ha già fatto sapere che i tempi saranno più lunghi, ma non molto.
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