di Mauro DavidBerlusconi ride e dice che nonostante la crisi economica: “l'Italia c'è e va avanti”.
Lo dice mentre firma un’intesa sulle infrastrutture con la regione rossa per eccellenza, la Toscana. Per il premier gli italiani debbono essere soddisfatti perché non ha aumentato le tasse. Insomma, non ha messo “le mani nelle tasche degli italiani”, nonostante ci siano state emergenze impreviste come l’Abruzzo, la Toscana e la Campania.
Per Berlusconi, anche gli italiani che hanno perso lavoro hanno di che essere contenti, perché con la cassa integrazione lo Stato ha fatto sentire la sua vicinanza. In definitiva, per appunto, “l’Italia c’è e va avanti”.
Ma il presidente del Consiglio e sempre più spesso incompreso. Ci sono gli italiani che salgono sui tetti per difendere il posto di lavoro. Altri, come i pensionati, che non arrivano alla terza settimana. Poi ci sono i soliti guastafeste, gli uccelli jettatori che gettano il malocchio sul suo operato e sulle sorti del Paese.
Pier Luigi Bersani, ad esempio. Il segretario Pd s’interroga sul “come verremo fuori dalla crisi”. Irrispettosamente fa notare da Verona che lui, Berlusconi, ha sempre promesso di ridurre le tasse. Ma la realtà è un’altra, è quella che risulta dall’ultima rilevazione e che dice che gli italiani quest’anno “lavoreranno per il fisco fino al 23 giugno”. Dal 24 potranno finalmente guadagnare e ricominciare a comprare i calzini per tutta la famiglia. Un vero record.
Bersani sostiene che il piano anticrisi del Pd si fonda sulla concretezza e “punta sul lavoro”. Aiutare l’impresa e le “famiglie a reddito medio-basso, a cominciare da quelle numerose, per attivare i consumi". Come? Semplice, dandogli i soldi. E’ l’uovo di colombo, ma ha ragione.
Poi c’è quell’uccellaccio del segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. Da Reggio Emilia annuncia di essere pronto allo sciopero generale proprio per la questione fisco. La Cgil ha presentato al governo un dettagliato piano di riforma fiscale. E in realtà non si comprende il motivo per cui la proposta preveda di “trasferire il peso del fisco dal lavoro dipendente e dai pensionati alle altre forme di reddito, di rendita e di patrimonio”. Che bisogno c’è? Il premier dice che gli italiani debbono essere contenti. E poi, ci risiamo con le tasse sul patrimonio e sulle rendite. I soliti comunisti.
Ma Epifani ci va giù duro e dice che ormai il tempo è scaduto, che non se ne può far passare dell’altro. “Anno dopo anno il drenaggio fiscale asciuga sempre più le retribuzioni dei lavoratori”, spiega il segretario della Cgil che poi lancia la sua jattura: “Se per tre anni il governo non fa nulla, quando arriveremo alla fine di questa legislatura per un lavoratore medio ci saranno tre punti di tasse in più e altri invece pagheranno meno”.
Noioso e fastidioso senso della realtà quello di Epifani, ma ha ragione. Ecco quindi che chiama i giri e minaccia lo sciopero generale.
Ma Silvio Berlusconi è forte, la jattura gli scivola addosso. “L’Italia c’è e va avanti” e nel frattempo la priorità è la sua personalissima riforma della giustizia.
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