C'era grande attesa per il discorso di Berlusconi di stamattina alla Camera, annunciato ieri anche dal diretto interessato, l'intervento è finito semplicemente in fumo.È ultimo colpo di scena della lunga marcia di avvicinamento del Pdl alla fiducia per il governo Monti. Il Cavaliere è stato zitto però, dopo il discorso che Alfano ha pronunciato al suo posto, si è diretto verso il banco del governo con un sorriso pieno di denti per stringere le mani dei ministri e del premier.
Tutti i colombi del Pdl berlusconiano hanno apprezzato, ma c'è stata una voce fuori dal coro ed è quella di Giuliano Ferrara che con un editoriale audio sul Il Foglio.it ha manifestato tutta la sua indignazione.
"Alla Camera si è celebrata nella forma più incredibile - dice Ferrara - la fuga ingloriosa dei berluscones da ogni loro possibile e residua responsabilità. Una classe dirigente che non è una classe dirigente, che ha perso il governo che aveva vinto dopo regolari elezioni politiche".
Una classe dirigente, dice Ferrara, che ha perso la faccia dando il via ad un governo tecnico-politico ambiguo in cui la rispettabilità di chi lo presiede e dei ministri che lo compongono non riscatta la pessima qualità dell'operazione politica che rappresenta. Ferrara parla di violazione della sovranità nazionale italiana e di violazione e sospensione della democrazia politica.
"Questa non-classe dirigente - aggiunge Ferrara - è arrivata fino al punto di ammazzare, in effigie, imbavagliandolo, il suo capo e impedirgli di pronunciare un discorso che avrebbe forse potuto dare una minima nota finale di dignità alla catastrofe del cosiddetto Pdl. Quel popolo delle libertà che si è acconciato a lasciare che le libertà e la principale delle libertà, il diritto di voto, esercitato in Grecia, Irlanda, Olanda, Portogallo e Spagna, fosse invece negato agli italiani".
Per Ferrara è "una tremenda e inappellabile vergogna che richiede un forte giudizio di condanna da tutte le persone perbene che hanno difeso in questi anni, nel bene e nel male, gente che non valeva la pena di essere difesa".
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