E' un nome che conta e che ha un peso passato e presente, pronunciarlo per accostarlo falsamente a quel pezzo di Stato che negoziò con Cosa nostra, ha un prezzo alto ed oggi Ciancimino lo paga.Il rampollo dell'ex sindaco mafioso di Palermo contro l'attuale capo dei servizi segreti, Massimo Ciancimino contro Gianni De Gennaro.
L'imprenditore viene fermato a Bologna dagli uomini della Dia mentre sta partendo per la Francia perché per la procura palermitana c'è pericolo di fuga. Contro di lui l'accusa di truffa pluriaggravata per aver falsificato un foglio in cui compare il nome di De Gennaro, ex capo della Polizia, fra altri nomi di presunti protagonisti della trattativa Stato-mafia.
Torna alla ribalta Ciancimino junior che da molto tempo parla, racconta, svela, complica le inchieste , le indirizza ad Arcore verso il patrimonio di Berlusconi finché ad un certo punto fa pure il nome di De Gennaro e poi consegna quel documento scritto dal padre morto nel 2002.
Ora si scopre che il nome di De Gennaro sarebbe stato aggiunto in un secondo momento e quindi non per mano di Don Vito.
Il documento riporterebbe in fila 12 nomi di politici ed investigatori, tra questi le iniziali del cosiddetto "Franco", l'agente segreto vicino a Don Vito e una freccia che collega questo nome a De Gennaro.
Lo stesso Massimo Ciancimino aveva parlato del capo dei servizi segreti come possibile uomo delle istituzioni, protagonista della negoziazione con i boss, poi aveva ritrattato e tentato di minimizzare.
La replica dell'ex capo della Polizia non si fece attendere e fu secca e breve: "Le sue affermazioni mi lasciano indifferente, tanto evidente è la loro falsità". Poi lo denunciò per calunnia.
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