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Bonino o Polverini, la Sanita' sarà la vera sfida

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Bonino o Polverini, la sanita' sarà la vera sfidaAlla fine del 2005, dopo 5 anni di governo del centrodestra della giunta Storace, la Corte dei Conti certifica un debito regionale di circa 9,9 miliardi di euro.

Nel 2008 Marrazzo viene nominato commissario straordinario e inizia un risanamento a tappe forzate con il governo Berlusconi che minaccia di non dare i soldi dovuti senza tagli e risparmi.

Da allora il debito di 10 miliardi è stato ristrutturato, in qualche modo ripagato senza che i cittadini ne sentissero i disagi, soprattutto nell'area della sanità.

E' un debito che continuerà comunque a pesare per molto tempo. Circa la metà dei soldi sono arrivati da fondi governativi (composti anche dall'irpef versata allo Stato dai cittadini del Lazio), il resto da un mutuo di 380 milioni di euro l'anno che graverà sui abitanti del Lazio fino al 2038.

L'emergenza però non finisce qui perché negli ultimi 5 anni, dopo la scoperta del grande buco, il deficit sanitario del Lazio è rimasto di gran lunga il più alto d'Italia, più di 1,5 miliardi di euro all'anno. E' stato coperto con le tasse regionali, altri soldi del bilancio ed altri trasferimenti statali.

I tagli effettuati negli ultimi due anni hanno portato i primi benefici e il deficit del 2009 è calato ad 1 miliardo e 350 milioni, comunque il più alto d'Italia.

La sanità del Lazio, insomma, costa carissima, ma cosa produce?
"Abbiamo da una parte le grandi eccellenze che funzionano nella nostra regione e che riguardano soprattutto i grandi ospedali e i grandi interventi, dal cuore all'oncologia. Poi abbiamo la sanità di tutti i giorni, quella in cui si curano i malati cronici come i diabetici, i reumatici, gli asmatici e da questo punto di vista abbiamo molti deficit" , dice Giuseppe Scaramuzza del Tribunale per i Diritti del Malato.

I centri di eccellenza vanno sottolineati perché nel Lazio ci sono 10 dei 36 reparti migliori d'Italia, un patrimonio quindi da salvaguardare con cura. Gli altri centri di eccellenza si trovano in Lombardia (11), Emilia Romagna (4), Piemonte (4) e in Veneto (3).

Vanno anche portate alla luce realtà recenti come la Casa del Parto naturale dell'Ospedale G. B. Grassi di Ostia, unica in Italia per la sua caratteristica di essere fuori dalla struttura ospedaliera, ma strategicamente collegata all'ospedale stesso. Un luogo privilegiato dove è possibile partorire naturalmente senza costi aggiuntivi.

Restano però molte sacche di inefficienza e costi insopportabili.
Il problema è che gli sprechi riguardano tutta la filiera. Secondo i molti studi prodotti in questi anni nel Lazio ci sono troppi posti letto, si fanno troppi ricoveri che durano troppo a lungo, si comprano troppe medicine a spese dello Stato e troppa sanità privata convenzionata a costi troppo alti.

Gli Ospedali classificati come il Policlinico Gemelli o il Campus biomedico non hanno un tetto di spesa e non si controlla l'appropriatezza dei loro ricoveri. Un Ospedale classificato può ricoverare quattro giorni un paziente per fare una visita e nessuno gli contesta la spesa.

Secondo gli studi, medici e infermieri hanno una produttività troppo bassa, forse perché mal distribuiti. C'è poi il primato delle facoltà di medicina con il 25% dei medici italiani formati nel Lazio. Questo indica un surplus di spesa per la sanità regionale a cui lo Stato dovrebbe contribuire.

Infine dallo Stato arrivano pochi soldi a causa di un calcolo demografico vecchio che non registra una crescita costituita soprattutto dagli immigrati.

In questo momento il governo Berlusconi si rifiuta di trasferire le tasse dei cittadini del Lazio alla Regione. Il piano di rientro forzato del Commissario governativo blocca il turn over dei dipendenti, l'acquisto delle macchine e lo straordinario del personale.

Senza nessun criterio, che non sia quello di tagliare indiscriminatamente, si ottiene una lenta ma certa paralisi delle attività.
Non si possono coprire le sedute operatorie, non si possono programmare interventi efficaci, non si può tenere al passo la tecnologia. Tutto questo fa cadere la qualità del Servizio Sanitario Regionale, a tutto vantaggio degli Ospedali Classificati e delle Case di cura accreditate che, forti dei soldi che ricevono e dell'intramoenia che fanno pagare i pazienti, assumono personale, comprano macchine, fanno congressi interessanti che alla sanità pubblica costerebbero troppo.


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