Il Partito Democratico assicura pieno appoggio al governo Monti, Bersani è sicuro che arriverà al 2013 ma, come ha detto più volte, nella manovra ci sono delle misure che non gli piacciono. L'intervento sulle pensioni è troppo drastico, si poteva fare di più sulla patrimoniale. Ma su una cosa Bersani insiste di più, dell'articolo 18 non si deve nemmeno discutere.
Per il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, gli incontri con il presidente del consiglio sono "riti da prima Repubblica", il segno di una democrazia a scartamento ridotto. "Le decisioni prese - dice Di Pietro - non sono frutto di una democrazia fatta di confronto, ma di accordi che vengono presi nelle sacrestie dei partiti per motivi che interessano i singoli partiti. Speriamo che la smettano - aggiunge - altrimenti bisogna davvero andare alle urne".
Di fronte allo scenario delle urne il timore del leader di Sel, Nichi Vendola, è che la maggioranza che sostiene l'esecutivo possa essere la base per nuove alleanze, così avvisa che in quel caso Sel sarà all'opposizione. Vendola si appella a Bersani affinché non sacrifichi il futuro del centro-sinistra.
Il governatore della Puglia è critico anche sulle scelte del governo, la manovra non gli piace e non crede alla logica dei due tempi.
In realtà, perplessità sulle misure economiche le esprime anche il segretario democratico. Per non parlare dell'articolo 18, "va tolto dal tavolo -ribadisce Bersani - prima di discuterlo vogliamo vedere ammortizzatori sociali e lotta alla precarietà".
Ma l'appoggio a Monti non è in discussione, spiega Bersani. Per il Pd il governo dura fino a 2013, anche se è probabile che gli costerà caro.
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