Spenti i riflettori in Parlamento dove, nonostante la battaglia dell’opposizione, è passato con il voto di fiducia il legittimo impedimento per premier e ministri, l’attenzione si sposta sulla manifestazione di sabato. A Roma si alterneranno sul palco tutti i leader del centrosinistra. Tutti uniti contro un decreto legge salva liste considerato un abuso di potere del governo.
Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, chiede che siano ritirati tutti i ricorsi e ripete: “Bisogna rimettersi alle valutazioni degli organismi, se siamo in uno stato di diritto. Non può essere un capo di un governo a decidere. Un capo di governo che dovrebbe avere a cuore, semmai, tutte le liste degli italiani, parliamo del capo di un governo e non di un capolista”.
Tutti uniti, ma con le perplessità sulle possibili forzature di Antonio Di Pietro nei confronti del Capo dello Stato, a cui ieri chiedeva di non firmare il legittimo impedimento. “Noi dell’Italia dei Valori – dice Di Pietro - non siamo dei sorvegliati speciali, ma dei sorveglianti speciali nei confronti di questo governo piduista e fascista”.
Evita la piazza e continua a ballare da solo è il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, che rimprovera a Berlusconi di non avere ancora fatto un mea culpa su tutta la confusione delle liste.
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