Di Pietro: "Minzolin fuori a pedate", Rosy Bindi: "La Rai revochi la nomina di Minzolini”, Casini ironizza, il Pdl attacca le intercettazioni“Mai nessuna censura”, Corrado Calabro, presidente dell’Agcom, rimanda agli atti emanati dall’organismo che mostrano proprio “l’indipendenza e l’autonomia di giudizio”. Nessuna censura preventiva, sottolinea, anzi rispetto per i giornalisti e tutela del pluralismo dell’informazione.
Michele Santoro non la pensa così, anzi chiede di azzerare l’Agcom, “meglio un garante monocratico”.
Il commissario Giancarlo Innocenzi annuncia querela, mentre Augusto Minzolini fa sapere di non aver ricevuto alcun avviso di garanzia. “Cercano di intimidirmi – reagisce il direttore del Tg1 – ma io tiro dritto”.
Contro di loro, però, tuona l’Italia dei Valori: “Questa mattina abbiamo presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio. Immediatamente il consigliere dell’Agcom indicato deve dimettersi e deve essere cacciato fuori a pedate, così come deve essere cacciato Minzolini prima che sia troppo tardi, perché si è dimostrato ancora una volta di essere asservito al suo datore di lavoro Berlusconi”.
“Berlusconi mi avrà telefonato due o tre volte comunque quanto Casini e gli altri”, ha spiegato Minzolini. Il leader dell’Udc risponde ironicamente così: “Dice che ci telefoniamo ogni tanto, che lo chiamo. E’ vero e spero che siano pubblicate tutte le telefonate che gli faccio”.
Nessun commento da Pier Luigi Bersani. Parla invece la presidente del Pd, Rosy Bindi: “Sono pesanti e plateali condizionamenti, la Rai revochi la nomina di Minzolini”.
Dalla parte opposta, la maggioranza compatta punta il dito contro le intercettazioni. Per il Pdl è una situazione scandalosa. Capezzone, portavoce del Pdl, ripete il solito tormentone di scuderia: “Ormai tutti hanno capito che cosa succede. Contestazioni solo alle liste di centrodestra, uso selvaggio delle intercettazioni telefoniche, linciaggio dei giornalisti non asserviti alla sinistra e Di Pietro che paragona Berlusconi ad Hitler”.
Gli fa eco Paolo Bonaiuti: “Si tratta di spezzoni d’ipotetiche intercettazioni pubblicate in violazione della legge”.
Insomma, almeno dalle dichiarazioni, dal Pdl non emerge nessuna preoccupazione per le circostanze rivelate dall’articolo del Fatto, sulle presunte pressioni esercitate da Berlusconi per censurare programmi Rai sgraditi. Nessuna manifestazione di ansia di conoscere la verità, ma il solito attacco contro lo strumento rivelatore, le intercettazioni.
Set as favorite
Bookmark
Email This






