Per l'opposizione è la vigilia di un D-Day, convinta che il via libera di Montecitorio all'arresto di Milanese significhi molto di più di una sconfitta parlamentare della maggioranza, sarebbe il colpo capace di cambiare la strada della legislatura, il destino di Berlusconi e del governo, nonostante il proposito di andare avanti comunque del premier.Bersani fa l'ultimo appello al Cavaliere perché lasci prima del voto: "mi piacerebbe che il mondo percepisse che gli italiani fanno passare la mano ad un governo sui grandi temi e non sul caso di un deputato consulente del ministero del Tesoro perché ci vuole dignità anche sul come si finisce".
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Politica


Silvio Berlusconi al Quirinale per un incontro con il Capo dello Stato, un incontro richiesto, sembra, da Palazzo Chigi. Ufficialmente è per parlare di misure economiche e del cambio della guardia in Banca d'Italia, ma è probabile che al centro del colloquio ci sia la tenuta della maggioranza, soprattutto alla vigilia del voto segreto di domani sull'arresto del deputato del Pdl Marco Milanese.
Il voto su Milanese non è l'unico ostacolo alla sopravvivenza della maggioranza, la prossima settimana ci sarà il voto sfiducia al ministro Romano. Berlusconi è sotto assedio, fuori e dentro al Parlamento sono in molti ormai a chiedere le sue dimissioni.
Cresce l'attesa e la tensione nella maggioranza per il voto segreto di domani alla Camera sulla richiesta di arresto per Marco Milanese. Il Carroccio deve ancora decidere la sua posizione.
Il procuratore di Napoli è lapidario: "A seguito del provvedimento emesso dal gip, non impugnabile, quest'ufficio trasmetterà al più presto gli atti all'autorità giudiziaria di Roma". La decisione del giudice per le indagini preliminari, che si occupa dell'inchiesta sulla presunta estorsione a Silvio Berlusconi da parte dei coniugi Tarantini e Walter Lavitola, ha colto tutti un po' di sorpresa.
Un giudizio durissimo, impietoso. Standard & Poor's, una delle grandi agenzie che valutano l'affidabilità di stati e aziende, stronca la manovra del governo. Le misure adottate serviranno ben poco a fa crescere l'economia italiana, anzi le previsioni sono negative, il governo è troppo fragile e non riesce ad affrontare in modo efficace la crisi.
Il premier si rechi al Quirinale per le dimissioni, tuona il Partito Democratico. Berlusconi deve far sapere agli italiani se per far viaggiare le escort si è avvalso dei voli di Stato pagati dai contribuenti, gli fa eco Antonio Di Pietro.
Bossi torna ad invocare la Padania ed evoca le elezioni anticipate alla festa della Lega a Monvisio. Il Senatur, a chi gli chiede se il governo andrà avanti fino a 2013, risponde che "sembra un traguardo un po' lontano". Dal popolo del Carroccio sono in molti a dire ora basta con Berlusconi.
Il nuovo Ulivo prende le mosse da Vasto, dalla festa dell'Italia dei Valori dove si trovano sullo stesso palco Di Pietro, Vendola e Bersani. Prove tecniche di coalizione, "ma senza chiudersi al centro", avverte il segretario del PD che lancia una tre giorni programmatica scommettendo sul voto del 2012.
È come se la piazza scaldasse i motori della protesta. Manifestano a Montecitorio durante le operazioni di voto sulla manovra. Urlano slogan, lanciano fumogeni e bombe di carta. Gridano "dimissioni", "noi la crisi non la paghiamo, Berlusconi vattene", "Alemanno pezzo di m...".
Con un solo voto di scarto la Giunta per le autorizzazioni della Camera dice no all'arresto del deputato del Pdl Marco Milanese. Il quadro accusatorio a carico dell'ex braccio destro di Tremonti è "robusto e corposo", dice compatta l'opposizione che vota invece per il sì alla misura cautelare.

