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La Carfagna rilancia sulla lotta alla prostituzione

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La Carfagna rilancia sulla lotta alla prostituzione

Già il 20 maggio, sul suo sito (www.maracarfagna.net)  affronta l’argomento illustrando il disegno di legge approvato dal Cdm (ora in Commissione Senato): "il ddl vuole dissuadere i clienti, senza criminalizzare però le prostitute, che restano l'anello debole della catena.

E' proprio pensando alla condizione di queste donne a cui viene sfregiata la dignità che vogliamo intervenire introducendo il reato della prostituzione in pubblico".

Il ministro, a testimonianza dell’efficacia della legge, cita le “ordinanze comunali adottate nei mesi scorsi da alcuni sindaci e che hanno riproposto quasi totalmente il ddl governativo''.

Le ordinanze comunali a cui fa riferimento il ministro Carfagna, sono il prodotto del cosiddetto pacchetto Maroni che l’estate scorsa ha conferito ai sindaci il potere di intervenire in materia di sicurezza pubblica. Grazie al provvedimento, il 16% delle ordinanze emesse dai comuni si riferiscono alla prostituzione in strada.

L’effetto di queste ordinanze, emanate in 56 comuni, distribuiti su 20 province e 10 regioni, non risolve il problema, anzi, ne crea altri. E’ quello che emerge dal “Rapporto di monitoraggio sulle ordinanze anti prostituzione”, elaborato da 26 enti non profit, tra cui Associazione On the Road, Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi), Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, Cooperativa Dedalus, Consorzio Nova, Coordinamento Nazionale delle Comunità d’Accoglienza (Cnca) e Movimento di Identità Transessuale (Mit).

“Lanciamo un grido d’allarme”, denunciano le associazioni promotrici del Rapporto. “Queste norme di fatto anticipano l’applicazione del disegno di legge proposto dal ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna per vietare l’esercizio della prostituzione in luogo pubblico o aperto al pubblico. “L’unico effetto prodotto dalle ordinanze è quello di spostare temporaneamente il problema, senza rispondere all’esigenza di sicurezza dei cittadini e aggravando le condizioni di insicurezza e sfruttamento di chi si prostituisce”.

In definitiva, il risultato che si raggiunge è soltanto estetico, un effimero effetto speciale: “le reti criminali hanno spostato l’attività verso i luoghi chiusi, meno raggiungibili per gli operatori e quindi più pericolosi per le vittime”. Ma quello di avere meno prostitute in strada è solo un fenomeno momentaneo. Se è stata forte la riduzione delle presenze nei giorni successivi all’attuazione delle ordinanze, il numero delle prostitute è tornato a salire con il diminuire dei controlli.

Il Rapporto fa un elenco degli effetti di questa politica. Le donne dipendono sempre più dalle organizzazioni criminali che controllano la prostituzione. Quest’ultime, aumentando il turn over in strada e spostando l’attività in luoghi chiusi (appartamenti e locali notturni), di fatto riducono le occasioni di contatto con gli operatori sociali. Quindi meno tutela e meno opportunità di uscita dai circuiti di tratta e sfruttamento.

Va poi sottolineato il rischio salute, che con il reato di clandestinità introdotto dal disegno di legge sulla sicurezza appena approvato, aumenta in modo esponenziale.

Le associazioni promotrici del Rapporto, il 7 luglio nel corso di un seminario sull’argomento, hanno spiegato che con questi effetti, già prodotti dalle ordinanze comunali, “il Ddl Carfagna in via di approvazione darebbe il colpo di grazia”.  “Per ragioni di fatto, quindi non ideologiche, riteniamo inemendabile e totalmente da respingere il disegno di legge predisposto dal Governo”.  La richiesta dei promotori rivolta al ministro è quella di “aprire un vero dialogo con gli addetti ai lavori, mai realmente avviato”.

Nonostante tutto il ministro Carfagna va avanti e,  in un elegante e autocelebrativo libricino di 65 pagine patinate rilegato con tanto di copertina blu Armani, torna sul tema. Promette che "presto diventerà legge anche il testo contro la prostituzione in discussione in Parlamento".

Si accrescono le perplessità in merito ai reali obiettivi perseguiti dal ministro. Protezione e aiuto alle donne che finiscono nei circuiti criminali di tratta e sfruttamento? Non sembra. Considerata l’esperienza illustrata dagli addetti ai lavori, il suo Ddl ne peggiorerebbe le condizioni.

Maquillage estetico delle strade, come le grandi pulizie di primavera? Qualcosa che faccia percepire ai cittadini la fatica e l’impegno del Governo nell’eliminare lo sconcio e l’indecenza che popola i marciapiedi? Banale ed effimero risultato, lo dicono ancora gli scomodi addetti ai lavori.

La Carfagna nell’elegante libricino che illustra il suo primo anno di lavoro tira dritto: "È sentita come prioritaria l'esigenza di colpire chi si avvale della prostituzione o contatta delle persone che si prostituiscono alimentando il mercato stesso".

Ma “chi si avvale della prostituzione” è stato recentemente definito “utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile". Almeno questa è la “formulazione tecnico-legale” elaborata dal difensore di Silvio Berlusconi.

Se l’avvocato Ghedini avesse ragione, la nuova legge in discussione in Parlamento chi colpirebbe?

Mauro David



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