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Ru486, dopo l’Aifa Sacconi insiste sul ricovero

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Ru486, dopo l’Aifa Sacconi insiste sul ricoverodi Gabriella Pacini

L'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco, conferma la delibera sulla pillola abortiva Ru486 adottata lo scorso 30 luglio, malgrado la richiesta del ministro Maurizio Sacconi che solo pochi giorni fa aveva richiesto esplicitamente una modifica.

Modifica che avrebbe tolto al governo l’imbarazzo di una scomoda decisione politica su di un tema di ordine strettamente sanitario.

Il Cda del'Aifa sostiene che non è compito dell'Agenzia prevedere quale tipo di ricovero sia necessario per la somministrazione della pillola, ma questo spetta a governo e Regioni. Dunque la palla viene rispedita al governo e il ministro del welfare Sacconi dovrà scegliere se imporre un ricovero, non previsto in nessun altro stato europeo, o meno.

L'Agenzia del farmaco fa presente che la delibera era "pienamente coerente con l'esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero come raccomandato dal signor Ministro”.

"La presa di posizione dell'Aifa, anche oggi, è ineccepibile. Stabilire le modalità di assistenza ospedaliera non compete infatti all'Agenzia del farmaco. Mi auguro che il ministro Sacconi adesso non faccia ulteriori forzature e rispetti la deontologia medica, la salute delle donne e i corretti rapporti con le Regioni" afferma Livia Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera. Per Romano Colozzi, assessore alle Finanze della regione Lombardia e membro del Cda dell'Aifa, la pillola RU486 in Italia "sarà fonte di contenziosi notevoli sia rispetto alle competenze di Stato e Regioni sia sulle responsabilità dei medici, se non ci saranno chiarimenti rapidi a livello legislativo".

“Non è ancora finita - dice Elisabetta Canitano presidente di Vita di Donna Onlus – la questione non è più tecnica, ma politica. Chi parla ancora di incompatibilità con la 194, la legge non l’ha letta”.

Critico anche il senatore del Pd, Ignazio Marino che si chiede “Quanto tempo ancora dovranno attendere i ginecologi del Servizio Sanitario Nazionale prima che il Governo li autorizzi a poter utilizzare la Ru486? E’ nel pieno diritto di una donna, che ha preso la difficile e sempre drammatica decisione di abortire, sapere che esistono due vie, quella chirurgica e quella farmacologica attraverso la pillola Ru486”.

La patata è più che mai bollente per il ministro del Welfare che non ha gradito la risposta di oggi dell’Aifa. Patata che il ministro annuncia di voler passare ulteriormente: “se non si riscontrerà la effettiva, diffusa, pratica del ricovero ospedaliero ordinario per le persone sottoposte ad aborto farmacologico, si evidenzierà una manifesta incompatibilità con la legge 194, di cui dovrebbero prendere atto Parlamento e Commissione europea per le decisioni conseguenti".

Insomma, si preannuncia una figuraccia se quello delle Ru486, problema tutto italiano, dovesse finire alla Commissione europea. Infatti, in nessuno dei paesi in cui la pillola abortiva è utilizzata, c’è l’obbligo del ricovero ospedaliero.

Un querelle non tecnica, ma mossa da argomentazioni pretestuose squisitamente animate da istanze che pervengono dalle gerarchie vaticane.

E’ infatti di oggi l’intervento di monsignor Rino Fisichella: "Abortire non è una passeggiata tranquilla. E' un dramma per la donna. Questo significa che non può essere lasciata sola e che bisogna garantirne il più possibile la salute", questo il commento del presidente della Pontificia accademia per la vita in merito alla decisione dell’Aifa.


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