Intervista al neurologo Carlo Alberto Defanti
di Monica Soldano
Ora si sa tutto su Eluana Englaro. Non poteva sentire nè relazionarsi in alcun modo con il mondo esterno, con le emozioni e con il dolore. In questi giorni è stata scritta la parola fine su quanto fossero fuorvianti e false le ipotesi di una sua vitalità, della sua percezione del dolore e di quel “morire di fame e di sete” con cui si è popolato l'immaginario collettivo, manipolato ad arte, in quei drammatici giorni di febbraio, alla casa di riposo, La Quiete, di Udine.
Per riaffermarlo anche davanti ai magistrati, è stato necessario l'esame neuropatologico dell'encefalo e del midollo spinale, da ieri nelle mani della Procura di Udine, che l'aveva richiesto.
Una perizia che, si auspica, possa contribuire ad archiviare anche il procedimento penale di accusa, con cui si è ipotizzato il reato di omicidio volontario in capo al tutore di Eluana, il padre Beppino Englaro, all'anestesista, Amato De Monte e ad altri operatori, che avevano assistito la giovane donna, nella casa di riposo di Udine.
Per saperne di più sulla descrizione della perizia, abbiamo rivolto alcune domande al neurologo Carlo Alberto Defanti, che ebbe in cura Eluana Englaro, quattro anni dopo l'incidente del 1972, quando le condizioni non erano più in fase acuta, ma cronica.
Professor Defanti, lei ha appena letto e valutato la perizia, che cosa ha visto l' esame neuropatologico all'encefalo di Eluana?
L'esame fatto ha confermato la mia ipotesi. Tuttavia, è indubbio che è stato molto più di una tac o di una risonanza magnetica, che pure negli anni ci avevano descritto un danno grave. Ora l'indagine è stata fatta al microscopio, sia sulla quantità che sulla qualità delle diverse lesioni dell'encefalo.
In sintesi?
La sintesi di una relazione minuziosa e complessa, di ben centotrenta pagine, dell'anatomo patologo raffaele De Caro e del collega neurologo Fabrizio Tagliavini, è che il danno non era della corteccia cerebrale, come da arresto cardiaco e cerebrale, ma dei collegamenti tra le diverse aree della corteccia, quelli che si dicono strappamenti delle fibre nervose. Inoltre, risulta una danno grave dei talami.
Cosa sono esattamente i talami?
Funzionano come una sorta di stazione intermedia, che portano alla corteccia e che scendono dalla corteccia cerebrale. Si tratta, della perdita delle connessioni, come accade dopo i traumatismi. Eluana non era in una condizione di morte cerebrale, altrimenti sarebbe stato autorizzato il trapianto degli organi. Vi erano ancora alcune zone del cervello risparmiate.
Vale a dire, comunque, uno stato vegetativo?
Si e di certo persistente ed irreversibile, questa è la conferma che abbiamo avuto. Eluana aveva una vita biologica, mantenuta dall'idratazione e dalla nutrizione artificiali, ma il referto anatomico ci ha chiarito definitivamente che non ci sarebbe stato alcun ritorno.
Tutto questo potrà aiutare ad archiviare l'ipotesi del reato di omicidio ?
Mi auguro vivamente di si. D'altronde l'altra ipotesi di accusa formulata era basata sulla dose di analgesici iniettati, ed è stata a suo tempo rigettata e chiarita dagli esami tossicologici, che ne hanno escluso il nesso causale e fatale con l'avvenuto decesso.
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Scienziati, e luminari del sapere dicono con umiltà: più studio e più si allargano i confini della mia ignoranza.
Ciò che l'uomo non conosce, dico io, è la cosa più preziosa che ha: la mente profonda.
E invece no.
Arrivano Beppino Englaro, Del Fante, Veronesi, Marino, i radicali e illuminati da improvvisa sapienza conoscono se stessi, allargano i confini della loro conoscenza, conoscono la mente profonda e in barba a quel rincoglionito di Socrate stabiliscono con assoluta verità come, quando e dove si può uccidere un uomo.
Per ora è toccato ad Eluana col testamento biologico, domani potrà essere la volta di chiunque con l’eutanasia.














