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Ronde, Consulta: no all'impiego per il disagio sociale

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Ronde, Consulta: no all'impiego per il disagio socialeUn conto è la sicurezza urbana, un altro il disagio sociale. La tutela dello spazio pubblico è una cosa, l'emarginazione un'altra ancora. Il disturbo della quiete pubblica è un problema semplice, le storie e i drammi degli individui un affare complesso.

La Corte Costituzionale dice si all'uso delle ronde per la difesa dal crimine, dice no al loro impiego per la segnalazione di situazioni di disagio sociale. I giudici delle leggi bocciano quindi a metà le norme del pacchetto sicurezza varate dal governo nel 2009 con cui sono state istituite le cosiddette ronde di cittadini.

I gruppi di volontari, non armati, possono partecipare alla tutela dai delitti muovendosi nel recinto stabilito. Ossia dando ausilio alle forze dell'ordine avvisandole di ciò che accade. Furti, incendi, devastazioni, per esempio.

Illegittimo invece che si organizzino per affrontare gli scogli sociali. Il dramma dei senza casa, per esempio, gli esclusi, le situazioni disgraziate, le difficoltà d'inserimento che possono derivare da problemi economici, familiari, di salute.

Tali situazioni reclamano interventi di politica sociale, predisposizione di servizi che possano rimuovere lo stato di bisogno, vicissitudini che un essere umano può incontrare nel corso della propria vita.

La Consulta ha ricordato che tale settore è di competenza delle Regioni. Di pari passo con l'articolo 117 della Costituzione che recita: le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica.

Il pacchetto sicurezza è stato approvato in via definitiva al Senato lo scorso luglio, dopo che il governo aveva ottenuto la fiducia sui vari maxi emendamenti che lo compongono e, nonostante le forti critiche dell''opposizione e delle associazioni che si occupano di immigrazione.
 


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