Per ricercare il senso di questa grande parola “DEMOCRAZIA”, voglio procedere attraverso aforismi e citazioni, iniziando da quella di Walt Whitman (Prospettive democratiche) che scrive:"Spesso abbiamo stampato la parola Democrazia. Eppure non mi stancherò di ripetere che è una parola il cui senso reale è ancora dormiente, non è ancora stato risvegliato, nonostante la risonanza delle molte furiose tempeste da cui sono provenute le sue sillabe, da penne o lingue. È una grande parola, la cui storia, suppongo, non è ancora stata scritta, perché quella storia deve ancora essere”
Non mi scoraggio e mi aggancio a quanto è risaputo. Il termine democrazia deriva dal greco δήμος (démos): popolo e κράτος (cràtos): potere, ed etimologicamente democrazia significa: “governo del popolo” . Quindi parto da questo semplice e noto riferimento linguistico, per affermare che la democrazia si realizza e si manifesta attraverso il popolo. E non solo: la democrazia è il governo del popolo, dal popolo, per il popolo (Abramo Lincoln).
Ma mi chiedo “cosa è che ci rende popolo”?
Anche qui il ricorso alle citazioni mi spiega che: "Ogni collettività umana avente un riferimento comune ad una propria cultura e una propria tradizione storica, sviluppate su un territorio geograficamente determinato (...) costituisce un popolo" (Dichiarazione Universale dei Diritti Collettivi dei Popoli (CONSEU – Barcellona- 27 maggio 1990).
Quindi la cultura, la tradizione storica, fondano il sentimento durevole di appartenenza che unisce le persone e ne fa un popolo.
Le citazioni mi informano che:
“Ogni popolo ha il diritto di identificarsi in quanto tale” e che:
“Ogni popolo ha il diritto ad affermarsi come nazione”
Quindi il popolo italiano, costituito da persone che condividono un legame sociale e culturale, si può dichiarare politicamente come Nazione Italia.
Ne consegue un riferimento inevitabile all'ordinamento italiano, in cui:
“il popolo è l'unico titolare della sovranità che esercita però non in maniera diretta, bensì rappresentato da un proprio Parlamento che elegge ogni cinque anni”.
Quindi il popolo è un gruppo sociale capace di darsi e di rispettare le regole del gioco democratico basato sulla rappresentanza.
Qui, per poter ritenere il mio quadro concettuale completo, sono obbligata a “dimenticare” (almeno per un po’), la vigente legge elettorale “padronale”, aggravata dalla compilazione di liste non legittimate dal popolo: tramite questo espediente, valuto che le citazioni scelte, abbiano riempito di senso la parola democrazia!
A questo punto però mi perdo in una miriade di citazioni che mi allarmano perché contraddicono esplicitamente il mio impeto logico-deduttivo di ricostruzione del concetto di democrazia e lo rendono ideale, se non addirittura idealistico, svelandone la storica fragilità.

“La democrazia si muta in dispotismo”. (Platone)
“…la causa vera di tutti i nostri mali, di questa tristezza nostra, sai qual è? La democrazia, mio caro, la democrazia, cioè il governo della maggioranza. Perché, quando il potere è in mano d'uno solo, quest'uno sa d'esser uno e di dover contentare molti; ma quando i molti governano, pensano soltanto a contentar se stessi, e si ha allora la tirannia più balorda e più odiosa; la tirannia mascherata da libertà”. (Luigi Pirandello)
(Il fu Mattia Pascal-cap. XI; 1973, p. 448)
Assisto impotente a questo trascinamento concettuale della democrazia verso il dispotismo, la tirannia e il mio disagio cresce di fronte ad altre e più recenti citazioni, che lasciano trasparire l’attuale deriva della democrazia:
“Sto dall'altra parte, quella che simpaticamente il premier ha definito coglioni.. Credo che tutti i giovani, figli di ricchi o di poveri, debbano avere gli stessi diritti allo studio e uguali possibilità nell'affrontare la vita; credo nella magistratura, nella sua indipendenza, e che tutti possano difendersi qualunque sia il conto in banca, quindi non credo alle trame; credo nella libertà di espressione, cioè giornali e televisioni liberi di criticare il potere; credo che non debbano esserci prevaricazioni né leggi ad personam, per sé, familiari o amici; credo che la pace debba sempre vincere sulla guerra; infine credo che non si debbano imbarcare fascisti e neonazisti per un pugno di voti. Non mi fido di chi ha avuto cinque anni e li ha spesi male. E non ho mai sopportato quelli che fanno promesse e non le mantengono." (Enzo Biagi, da Riflessioni su un dovere, Corriere della sera, 9 aprile 2006, p. 1).
Citazione illuminante che inevitabilmente delinea il rinnovato attacco alla vita democratica, causato dal recente uso personalistico, improprio e deleterio delle regole democratiche.
E’ che la democrazia, come scrive Paul Ginsborg (1945 –storico inglese vivente), “…ha molti nemici in attesa tra le quinte, politici e movimenti per il momento costretti a giocare secondo le sue regole, ma il cui intento reale è tutt'altro – populista, di manipolazione mediatica, intollerante e autoritario…”. ( p. 17) Paul Ginsborg, La democrazia che non c'è, traduzione di Emilia Benghi, Einaudi, 2006
Questa citazione descrive ampliamente l’agire insano di chi governa e anche di chi è governato. Mi riferisco ad una sovrapposizione dell’identità che vede tra gli uni e gli altri, affaristi, corruttori, mafiosi, capaci di accumulare ricchezze sempre più grandi e sempre più appannaggio di pochi.. essi propongono il loro stile di vita come vincente e sono sostanzialmente indifferenti al fluire della vita democratica, che è formalmente accettata, purchè ne possano aggirare le regole in modo che non ostacolino i loro affari.
Ebbene quanto la “ripartizione della torta” agisce da costante richiamo su questa parte di popolo che, dedita ad accumulare beni materiali, non sembra risentire del crollo del potere d'acquisto che ha colpito gran parte del ceto medio (artigiani, commercianti, professionisti, tecnici o pensionati fino a ieri borghesi benestanti) portandolo a scivolare lentamente verso quell'area del bisogno dalla quale o si era allontanata o non aveva mai conosciuto.?
“..quanto un gusto eccessivo per i beni materiali porta gli uomini a mettersi nelle mani del primo padrone che si presenti loro. In effetti, nella vita di ogni popolo democratico, vi è un passaggio assai pericoloso. Quando il gusto per il benessere materiale si sviluppa più rapidamente della civiltà e dell'abitudine alla libertà, arriva un momento in cui gli uomini si lasciano trascinare e quasi perdono la testa alla vista dei beni che stanno per conquistare. Preoccupati solo di fare fortuna, non riescono a cogliere lo stretto legame che unisce il benessere di ciascuno alla prosperità di tutti. In casi del genere, non sarà neanche necessario strappare loro i diritti di cui godono: saranno loro stessi a privarsene volentieri... Se un individuo abile e ambizioso riesce a impadronirsi del potere in un simile momento critico, troverà la strada aperta a qualsivoglia sopruso. Basterà che si preoccupi per un po' di curare gli interessi materiali e nessuno lo chiamerà a rispondere del resto. Che garantisca l'ordine anzitutto! Una nazione che chieda al suo governo il solo mantenimento dell'ordine è già schiava del suo benessere e da un momento all'altro può presentarsi l'uomo destinato ad asservirla. Quando la gran massa dei cittadini vuole occuparsi solo dei propri affari privati i più piccoli partiti possono impadronirsi del potere.Non è raro allora vedere sulla vasta scena del mondo delle moltitudini rappresentate da pochi uomini che parlano in nome di una folla assente o disattenta, che agiscono in mezzo all'universale immobilità disponendo a capriccio di ogni cosa: cambiando leggi e tiranneggiando a loro piacimento sui costumi; tanto che non si può fare a meno di rimanere stupefatti nel vedere in che mani indegne e deboli possa cadere un grande popolo”. Alexis de Tocqueville (1805-1859, politico francese, citato in Umberto Eco, Considerazioni attuali, L'espresso, n. 20, anno LIV, 22 maggio 2008, p. 222)
Citazione sorprendente! Essa presenta un’ineccepibile analisi socio-economica totalmente aderente alla nostra attuale situazione politica.
Proporla, amplia la risonanza storica e la dignità socio-culturale dell’urgente bisogno della democrazia di essere salvaguardata dalle pericolose tentazioni autoritarie della classe politica che ci governa, a partire dal premier, anche perché non va dimenticato che “la democrazia è fragile, e a piantarci sopra troppe bandiere si sgretola” (Enzo Biagi)






