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A Piazza Navona per difendere la democrazia

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Mobilitazione in tutta Italia contro il ddl che impone limiti alla libertà di stampaQui è in gioco il diritto dei cittadini di conoscere e di sapere e di non rimanere al buio. Ricordiamo che la ratio della legge, cioè, l’intenzione di chi l’ha scritta, quindi del mondo berlusconiano, era di far si che nessuna notizia sulle inchieste giudiziarie arrivasse a conoscenza dei cittadini fino all’udienza preliminare.

Si parla di un periodo che, mediamente, in Italia va dai 4 a 6 anni e che nei casi più patologici può arrivare anche a 10 anni.

Questo significa tenere i cittadini all’oscuro anche su inchieste di forte allarme sociale che possono coinvolgere parlamentari e uomini politici su cui, se ci fosse una scadenza elettorale, il cittadino sarebbe chiamato a pronunciarsi con il voto.

Tutto ciò senza avere nessun elemento di conoscenza a cui ha diritto come, ad esempio, sapere che un candidato è protagonista in negativo di un’inchiesta giudiziaria.

Questo è semplicemente inconcepibile. Non è una legge sbagliata, ma è l’intendimento ad essere sbagliato.

Qual’è questo intendimento?

Rompere il circuito che c’è tra il potere legittimo che governa questo Paese, i controlli altrettanto legittimi sul potere di cui fa parte il controllo della legalità assicurato dalla magistratura e l’altro controllo esistente in tutti i paesi democratici, quello portato avanti dalla libera stampa fino ai cittadini che sono destinatari di tutto questo.

I cittadini soltanto se conoscono, se capiscono, sono informati e consapevoli possono prendere parte alla vicenda pubblica.

Questo è il meccanismo che si vuole interrompere, quello funzionale ad una democrazia occidentale che si fonda anche sul quel soggetto indispensabile chiamato pubblica opinione.

Ecco perché questa legge non può stare in piedi così com’è. Questa legge, al di là di tutte le manovre tattiche che fanno parte di un mediocre gioco di posizionamento politico tra Fini e Berlusconi, sarà probabilmente stravolta o definitivamente abbandonata, ma non può andare in porto.

Qui sono in gioco dei diritti fondamentali che vengono prima delle divisioni politiche e che non a caso anche giornalisti con una cultura di riferimento che guarda a destra, sono impegnati nella difesa dello spazio di libera informazione, per quanto riguarda i giornali, e soprattutto del diritto dei cittadini ad essere informati.

A quel diritto dei cittadini di conoscere, corrisponde il dovere dei giornali di dare informazioni.

E’ tutto qui, ma non è poco. C’è la consapevolezza dei cittadini ed è compito dei giornali renderli sempre più coscienti della posta in gioco che li riguarda direttamente. E’ il rapporto tra il potere, i sistemi democratici di controllo e la pubblica opinione. In questo circuito i giornali sono un tramite indispensabile.

Non va dimenticato che l’autore politico di questa legge è anche quello che ha invitato i lettori a fare uno sciopero contro i giornali. Una cosa che non si è mai sentita da parte di un leader democratico.

Se pensiamo che questo leader è anche editore di giornali e se poi pensiamo che mentre questo leader invita a scioperare contro i giornali controlla l’universo televisivo, capiamo di vivere in un’anomalia evidente.

Non è un problema di destra o sinistra, è necessario aprire gli occhi.

MD


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