Articolo 18 e la rabbia di Bersani
- Pubblicato 22 Marzo 2012
- Di Redazione
Bersani boccia senza mezzi termini la riformulazione dell'articolo 18: "Su licenziamenti non accettiamo la logica del prendere o lasciare". Nel Pd restano accenti diversi, ma tutti puntano su una modifica del testo in Parlamento.Bersani da Vespa è scuro, determinato è molto preoccupato. Non ha potuto e voluto nascondere nessun sentimento perché, con questo tentativo in extremis di cambiare qualcosa dell'articolo 18, non si sono solo in ballo i destini di tanti lavoratori, ma anche quello dello stesso partito che solitamente li ha sempre rappresentati più di altri.
La rabbia di Bersani è sostanza e non è forma, la covata in questi giorni e ieri sera l'ha fatta esplodere. Rabbia e preoccupazione. A che gioco sta giocando il governo - si sta chiedendo il segretario - nel mettere all'angolo la Cgil mettendoci, di fatto, anche il Pd?
Oggi nessuno nel partito se la sente di scommettere che al momento del voto tutti i parlamentari del gruppo seguiranno compatti la linea. Infatti ormai è un dato certo, di anime nel Pd non ce n'è una sola. C'è quella moderata, quella di sinistra (la base da ieri è scatenata sul Web) e poi ci sono i fedelissimi a Monti.
Al momento del voto la non compattezza porterebbe automaticamente al suo contrario. C'è il rischio di una conclamata spaccatura, ma in realtà quello che fa più paura a tutti è il completo sgretolamento.
Chissà, forse proprio questo elemento di debolezza, per assurdo, in mano al segretario, potrebbe diventare elemento di forza. Infatti nessuno vuole arrivare alla fine del partito.
Così adesso praticamente tutti nel Pd spingono e si appellano affinché la riforma venga presentata sotto forma non di decreto, ma di disegno di legge.
Dare più tempo al Parlamento sarebbe l'ideale, magari arrivare al dopo amministrative.







