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Riforma del lavoro, risposta dura della Cgil: 16 ore di sciopero



Riforma del lavoro, risposta dura della Cgil: 16 ore di scioperoPer la riforma del mercato del lavoro le trattative tra governo e parti sociali sono serrate. Dopo l'incontro di ieri notte tra il ministro Fornero e i segretari dei sindacati che non ha portato novità, questa mattina nuovo confronto alla presenza dello stesso premier Monti. Ma secondo i sindacati l'intesa appare ancora lontana.

Mentre il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dice che la riforma del mercato del lavoro ''non può essere identificata con la sola modifica dell'articolo 18", la Cgil reagisce duramente proclamando 16 ore di sciopero di cui 8 ore di sciopero generale.

Tra i sindacati tira una brutta aria dopo il nulla di fatto di ieri notte.

Lo scoglio restano le nuove norme sui licenziamenti individuali, o meglio le tutele da riconoscere ad un lavoratore quando un licenziamento venga giudicato nullo o illegittimo.

Tutti sono d'accordo che nessuno possa perdere il posto di lavoro per motivi discriminatori, quindi su questo aspetto l'articolo 18 non cambia.

La proposta del governo prevede di distinguere in tutti gli altri casi tra motivi economici e disciplinari.

Oggi scatta sempre l'obbligo del reintegro, nei casi di ragioni economiche invece lo si vorrebbe sostituire soltanto con un indennizzo. La conseguenza di questa modifica è che anche nel aziende sopra ai 15 dipendenti, quelle dove vige l'articolo 18, diventerà molto più facile e rapido ricorrere ai licenziamenti individuali, rispetto alle procedure e gli obblighi previsti per quelli collettivi.

Piuttosto che licenziare 5 o 10 dipendenti tutti insieme, sarà più semplice licenziarli uno alla volta.

I motivi disciplinari. La proposta è di far decidere al giudice tra reintegro o indennizzo. Ma è chiaro che a questo punto nessuna azienda licenzierà più per motivi disciplinari mettendosi a rischio del giudizio di un giudice.

Quindi sarà più comodo e sicuro motivare il licenziamento sempre per motivi economici, come i troppi costi o la chiusura di un reparto.

Questo il motivo per cui nel sindacato c'è chi chiede sempre un passaggio dal giudice o chi, come la Fiom, di lasciare tutto invariato intervenendo soltanto sui tempi delle cause che oggi sono eterni.

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