Berlusconi va al Quirinale e incassa: si faccia processare
- Pubblicato 12 Febbraio 2011
- Di redazione
Il presidente del Consiglio da una parte, il Presidente della Repubblica dall'altra. La giornata di ieri, segnata dall'incontro serale tra Silvio Berlusconi e Giorgio Napolitano. Oltre un'ora di faccia a faccia al Quirinale, incontro preparato con alcuni strettissimi consiglieri del premier, tra questi il sottosegretario Gianni Letta e il guardasigilli Angelino Alfano.Franco ma venato da una certa freddezza. Così è stato definito il colloquio, uno dei più lunghi tra i due presidenti. Un modo per dire che entrambi sono rimasti sulle proprie posizioni.
Secondo indiscrezioni il Capo dello Stato ha confermato al premier la sua inquietudine per le fortissime tensioni tra le istituzioni, mentre il Cavaliere ha ribadito che si sente un perseguitato dalla magistratura. "Andrò avanti, non sarà certo la soluzione giudiziaria a estromettermi dalla vita politica".
Berlusconi ha anche spiegato che si difenderà fino alla fine e se sarà necessario ricorrerà al conflitto di attribuzione. Il premier ha aggiunto che la maggioranza ha i numeri alla Camera per andare avanti e quindi "ha il dovere di fare le riforme, in primo luogo la modifica dell'ordinamento giudiziario", compresa l'introduzione del processo breve e le nuove regole per le intercettazioni.
"Queste ultime - ha assicurato il Cavaliere - non con un decreto legge, come invece qualcuno della maggioranza aveva ipotizzato. Anzi - ha spiegato Berlusconi - ogni progetto di riforma necessaria per rendere più efficiente il sistema giudiziario italiano, sarà ampiamente discusso e condiviso in Parlamento".
Napolitano avrebbe ascoltato con attenzione le parole del premier prendendo atto degli annunci, ma rinviando a dopo l'approvazione del Parlamento ogni esame di merito dei futuri provvedimenti legislativi.
Il Capo dello Stato, ricevendo una delegazione del Csm guidata dal vice presidente Vietti, prima dell'incontro con Berlusconi aveva già parlato di giustizia: "i ritagli alla Costituzione e la legge contengono principi, norme e procedure per far valere insieme le ragioni della legalità e il principio del giusto processo. Fuori di questo quadro - ha poi specificato Napolitano - ci sono solo le tentazioni di conflitti istituzionali e di strappi mediatici che non possono condurre, per nessuno, a conclusioni di verità e di giustizia".
Come a dire: Berlusconi, si faccia processare.







