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Pensioni dei parlamentari, ricche e con numerosi privilegi

Pensioni dei parlamentari, ricche e con numerosi privilegiPer gli eletti, per la prima volta con questa legislatura, bastano 5 anni di contributi, ma c’è anche chi riceve il vitalizio essendo stato in Parlamento soltanto pochi giorni.

Lo squilibrio è evidente, eppure nessuno invoca nuove norme per riportare i conti ad una situazione sostenibile. Né scaloni, né scalini, né revisione dei coefficienti, né modifiche ai requisiti. Sono le pensioni dei nostri parlamentari, ricche e generose a spese di tutti i cittadini.

A guardare i bilanci di Camera e Senato vengono i brividi. Nello scorso anno abbiamo speso per le pensioni dei deputati 138,2 milioni di euro. Per quelle dei senatori 81,2 milioni di euro. I contributi versati sono stati 11 milioni e 835 mila per i deputati, 6 milioni e 100 mila per palazzo Madama. Un buco di 126 milioni di euro nel primo caso e 75 milioni nel secondo.

Cifre che si sommano anno dopo anno fino a diventare vere e proprie voragini. Tutto a carico della collettività, visto che i bilanci delle due Camere sono alimentati dai trasferimenti del Tesoro.

E allora perché non si provvede? Semplice, perché a modificare le norme dovrebbero essere gli stessi beneficiari dei privilegi.

Privilegi come quelli sui requisiti d’età. Alcuni parlamentari hanno iniziato a ricevere l’assegno al 50esimo compleanno. Ufficialmente, sia alla Camera che al Senato, un vitalizio, così è denominata la loro pensione, si ottiene a 65 anni. Ma a conti fatti la norma vale solo per chi è stato eletto per la prima volta con le ultime Politiche del 2008.

Gli altri, a seconda degli anni di mandato, usufruiscono di sconti notevoli. Alla Camera basta aver conquistato uno scranno prima del 1996 e totalizzato 20 anni di contribuzione, anche con il riscatto volontario degli anni mancanti, per ottenere l’assegno all’età di 50 anni.

Al Senato è ancora più facile, sono sufficienti 15 anni di contributi se si è stati eletti prima del 2001.

E che pensioni! Anche dopo le modifiche introdotte nel 2007, che valgono solo per chi non era mai stato eletto prima delle politiche del 2008, la più bassa è pari a 2.400 euro mensili, la più alta supera i 9.900 euro al mese.

Tra l’altro il vitalizio è cumulabile con altre pensioni, spesso maturate con contributi figurativi, quindi mai versati.

Per non parlare dei requisiti minimi contributivi. Per i neo parlamentari bastano 5 anni pieni. Per i veterani, con il giochino del riscatto, molto meno, persino pochi giorni.

Il record spetta ad Angelo Pezzana, Pietro Graveri, Luca Boneschi e Renè Andreani, ex parlamentari radicali: 1 solo giorno in Parlamento, contributi volontari per 5 anni e un vitalizio mensile lordo di 3.108 euro.


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