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Ecomafia e mafia: i gestori dei rifiuti



Ecomafia e mafia: i gestori dei rifiutiSi sa che dal petrolio si crea la plastica, dal mare riusciamo ad ottenere il sale, dall’energia irraggiata dal sole produciamo l’energia termica o elettrica e, cosa oramai certa, dai rifiuti riusciamo a fornire lucrosi affari alla malavita organizzata.

Tutti lo sanno, ma pochi agiscono. In Italia contro la mafia si hanno due atteggiamenti: formali e/o reali.


Nei primi possiamo riassumere i discorsi, le parole, i rimproveri, i buoni propositi che la gente ed i politici rivolgono alla mafia puntualmente ogni volta che si scoprono traffici d'armi, contraffazioni, contrabbando di sigarette, traffico di stupefacenti, droghe pesanti e leggere, traffico di profughi clandestini, gioco d'azzardo, prostituzione, sequestri di persona, racket delle estorsioni (pizzo), furti, appalti truccati, traffico di scafi, frodi agricole ai danni della UE e dell'AIMA, frodi telematiche (false carte sim), usura, abusivismo edilizio, traffico dei rifiuti, voto di scambio, traffico di opere d'arte e reperti archeologici, ecc…

Un buon esempio sono le cerimonie dovute per gli omicidi di mafia, presiedute da autorità locali e nazionali. Discorsi accesi, invettive contro la mafia, tanti propositi e idee per sconfiggerla.

Poi nella realtà tutto diventa banalmente squallido: la vita continua, ma allo stesso modo. I grossi interessi e i grandi business della malavita crescono sempre di più, coadiuvati dalla complicità omertosa della mala amministrazione.

Vediamo cosa accade in Italia per lo smaltimento dei rifiuti. Un problema enorme che, malgrado i grossi investimenti statali, non si riesce a risolvere. Anzi, al fallimento statale per una sana gestione dei rifiuti, fa riscontro un grosso business, un lucroso affare economico per pochi.

E più i rifiuti sono inquinanti, meglio se nocivi e pericolosi, e più interessano alla malavita organizzata, che riesce ad insinuarsi tra il nord che li produce ed i luoghi occulti di smaltimento del sud coadiuvata dalle ecomafie.

E’ importante considerare che in questo tipo di filiera gli affari non sono gestiti solo dalle varie criminalità organizzate, ma anche da funzionari pubblici e da imprenditori apparentemente sani, che davanti a fenomeni illegali voltano la testa e sono privi di qualsiasi principio morale. La cosa strana è che il fenomeno si tiene in vita a prescindere i cambiamenti amministrativi politici. E’ talmente radicato nel tessuto sociale del territorio, che nessuno riesce sconfiggerlo. Evidentemente nella cosiddetta “mala filiera” esistono interlocutori amministrativi e politici di peso.

Vediamo chi compone questa filiera. Certamente il produttore dei rifiuti, il detentore, l’addetto al trasporto, l’intermediario, chi gestisce i vari stoccaggi e la discarica finale. Ma la componente più importante di questo processo è quella formata dagli addetti alle autorizzazioni per i vari smaltimenti. Il proliferare delle norme e delle circolari esistenti rappresentano per le autorizzazioni un percorso pieno di ostacoli, che danno la possibilità a certi pubblici funzionari di esercitare privilegi a loro piacimento. Questo comportamento determina con le autorizzazioni guidate un forte concentramento di rifiuti in siti privilegiati, venendo meno il libero mercato dei rifiuti. Per contro, il sistema non fa altro che lievitare i costi, a discapito di una sana politica antinquinamento.

L’ultimo anello della filiera riguarda il commissariamento straordinario. Dobbiamo riscontrare che anche in questa fase si annida una debolezza del sistema. Abbiamo già detto che i rifiuti partono da Nord e arrivano nel Sud e strada facendo i documenti di viaggio vengono falsificati trasformandoli da nocivi a normali, alimentando la corruzione di molti criminali ambientali. Ciò determina che la nuova struttura non elimina quelle già esistenti, ma aumenta ulteriormente il livello burocratico della filiera esaminata, che alla fine risulta utile solo ai politici di turno.

Pasquale Zenga
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