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Le strane verità dell'economia



Economia

La più nota - la sanno in molti - è quella del signore che sposa la propria cameriera e inizia a metterle a disposizione, per le sue spese personali, la stessa somma che prima le corrispondeva come stipendio. Lei, ovviamente, continua a occuparsi della casa, della sua casa stavolta.

Per questo fatto, che attiene esclusivamente alla vita privata di due persone, si produce una contrazione del Prodotto Interno Lordo del paese di appartenenza dei due novelli sposi. Il PIL, infatti, è formato anche dagli stipendi che vengono pagati cosicché se la cameriera - ora moglie - continua a ricevere la stessa somma ma a diverso titolo, uno stipendio sparisce dal computo del PIL e l'economia nazionale arretra, di poco ma arretra.

Se è un solo signore a sposare la cameriera non succede praticamente nulla ma, se per una strana coincidenza, a fare la stessa cosa fossero tutti i signori anagraficamente liberi, la cosa inizierebbe ad avere un certo peso.

E' una vecchia storiella che circola fra gli studenti del primo anno delle Facoltà di economia, ma è una storiella su cui potrebbe essere chiamato ad esprimersi un Premio Nobel per l'Economia che dovrebbe spiegare come sia possibile che una frase al posto di un'altra ("cara, questi sono per le tue spese" invece che "questo è il suo stipendio") possa produrre un potenziale crollo del Prodotto Interno Lordo.

Al Premio Nobel potrebbe essere rivolta anche un'altra domanda: "Se di giorno lascio inutilmente accesa la luce del mio appartamento, cosa sto facendo? Sto dando sostegno al fatturato della società che eroga l'energia favorendo nuovi investimenti e nuova occupazione e quindi è una cosa buona o sto dissipando inutilmente le magari scarse risorse energetiche del mio paese?"

Questi discorsi non contraddicono il fatto che l'Economia sia una cosa molto seria, anzi è ciò che oggi, più che in ogni altra epoca, regola e determina la vita del nostro pianeta. Eppure certe stranezze sono evidenti.

Ad esempio, il boom dell'economia negli anni successivi alla seconda guerra mondiale è stato in larga misura dovuto alla necessità di ricostruire ciò che il conflitto aveva distrutto cosicché non è irragionevole pensare che se quel pazzo di Hitler fosse stato un po' più tranquillo, poi saremmo paradossalmente stati tutti un po' meno ricchi.

"Se è stato così," si potrebbe anche chiedere al Premio Nobel per l'Economia, "allora, quando c'è un po' di recessione, perché non buttiamo giù un palazzo e lo ricostruiamo, così ci divertiamo pure allo spettacolo del crollo come si vede spesso in televisione?"

Un'altra domanda da rivolgere al Premio Nobel potrebbe essere questa: "Se è vero che lo sviluppo dell'economia dipende anche dal progresso della scienza e della tecnica, come sarebbe stato possibile dire al giovane von Braun, che si lambiccava il cervello per costruire i suoi razzi con cui spianare Londra, che non era proprio il caso di farlo? Infatti, come si sarebbe poi riusciti ad andare sulla Luna? Ammesso, ovviamente, che fosse indispensabile andarci".

Come si spiega questa apparente assenza di razionalità dell'Economia? Come si libera quel signore che si è felicemente sposato con la cameriera dalla responsabilità di aver fatto entrare in crisi l'economia del suo paese? La risposta, forse, sta nel fatto che la particolarità dell'Economia è che non si tratta, come molti invece pretendono che sia, di una scienza.

Si tratta soltanto di un vestito - sì, di un vestito - che tutti, ma proprio tutti, indossiamo in ogni momento della nostra vita, un vestito che assume forme diverse e imprevedibili a seconda dei movimenti, miliardi di movimenti, che di continuo fanno i corpi che quel vestito indossano.

Perché le cose vadano nel modo migliore è sufficiente che tutti si muovano senza sciattare troppo quel vestito. Una questione di attenzione.

Tutto qui.


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