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Che fine ha fatto la lotta di classe?



Lotta di classe

Che fine ha fatto? E' andata a perdersi in un vicolo cieco della storia recente, da quando il manager e il povero cristo hanno cominciato a darsi del tu mentre in palestra sgambettavano entrambi a vuoto sul tapis roulant. Da quando hanno optato entrambi per lo stesso tipo di scarpe, da quando vestono più o meno alla stessa maniera, non più il Borsalino sulla testa di uno e un berretto di panno sulla testa dell'altro.

Da quando entrambi usano lo stesso turpiloquio (c.... è la chiave di accesso preferita: ma che c.... dici, non hai capito un c...., non me frega un c..... e si potrebbe continuare all'infinito.) Da quando, grazie al low cost, il manager e il povero cristo si ritrovano fianco a fianco su un aereo diretto a Londra, a Parigi, a Praga e via girovagando.

Eppure il manager guadagna un sacco di soldi mentre il povero cristo arriva, quando ci arriva, intorno ai mille euro, a volta le intravede soltanto, altre riesce a lasciarsele dietro ma di poco. Una volta il povero cristo si schiantava la schiena in miniera, nei campi o in fabbrica, il che evidentemente presentava molti svantaggi ma gli consentiva di riflettere e, quando gli andava bene, di ribellarsi.

Ora che vive a ridosso del manager, lo istruisce in palestra, gli fa i massaggi, gli acconcia i capelli. svolge insomma una gamma infinita di funzioni ancillari, riesce a mettergli le mani addosso ma non come si intendeva una volta quando si diceva "gli metterei la mani addosso" ma proprio mettendogliele. Amichevolmente, s'intende.

Non parliamo poi delle povere criste. Quando si coprivano il capo con un fazzoletto (nel senso di strofinaccio), mentre le signore se lo coprivano con un cappellino corredato di veletta e, spesso, di una piumetta, anche loro, sempre se andava bene, si arrabbiavano. Ora che motivo c'è più di farlo se, oltre a darsi del tu ("ciao cara", "dimmi cara"), signore e povere criste vestono alla stessa maniera (i prezzi sono diversi ma nessuno ci fa caso), una scappata alle Maldive a volte la fanno entrambe, con gli uomini hanno entrambe regolato i conti? Chi più chi meno, in realtà.

Se tutto questo è vero, non deve stupire che la parola "rivoluzione," ormai stanca di rigirarsi le dita inoperosa, sia trasmigrata nel mondo della pubblicità e del commercio ("una rivoluzione nel mondo della moda" e così via; si dice così, no?), insomma, sia stata colonizzata da coloro che in passato l'avrebbero dovuta subire e sia diventata l'innocuo sinonimo di "cambiamento," qualcosa di auspicabile, di "fico."

Come se lo zar di tutte le Russie, mentre la folla inferocita si accalcava alle porte del Palazzo d'Inverno, avesse detto alla zarina "cara, voglio fare una rivoluzione nell'arredamento della reggia". E' più probabile che avrebbe espresso in altro modo il suo desiderio perché la parola "rivoluzione" gli avrebbe procurato un brivido nella schiena soltanto a pronunciarla.

Narrano le cronache che la madre di Napoleone, vedendo suo figlio che nel fasto della Cattedrale di Notre Dame si poneva sul capo la corona da imperatore, facendo forse tesoro della lezione offertale dalle fatiche che aveva dovuto sopportare per far studiare quello scavezzacollo del suo ragazzo, disse "purché duri!" Lì sappiamo come è andata a finire. Qui da noi? Staremo a vedere.


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