Venerdi, 3 Set 2010

Last update:09:00:00 PM GMT

You are here: Mamme Gravidanza Basta abusi in sala parto!

Basta abusi in sala parto!

E-mail Stampa PDF
Basta abusi in sala partoQuando la nascita si trasforma in violenza
Un mesetto fa mi ha telefonato una donna che, sapendo che da ostetrica mi occupo di parto spontaneo dopo cesareo, mi ha raccontato la sua storia di cesareo forzato.

Eccone alcuni stralci significativi: “... sveglio mio marito e gli dico che forse è il caso di recarci in ospedale. Così raggiungiamo l'ospedale. Sono circa le 4 e le contrazioni sono fortissime, ravvicinate. Trascorre circa 1 minuto l' una dall'altra.

Sono ricevuta da due ostetriche, che compilano la scheda di accettazione di pronto soccorso, e riferisco del cesareo del gennaio 2005. Viene un medico e dalla visita riscontra dilatazione 1 cm. Presentazione cefalica. Mi dice subito che non vuole farmi partorire ma sottopormi a cesareo perchè il parto spontaneo dopo il cesareo non è di protocollo in quell'ospedale, intanto terrorizzando mio marito con nefaste previsioni...

A questo punto mi mettono dinanzi alla scelta: o cesareo o via dall'ospedale.
Firmo il rifiuto al ricovero perchè voglio recarmi in un altro ospedale, ma mio marito è furibondo, stressato da ciò che gli ha detto il dottore, e non vuole accompagnarmi…..

Mi portano dinanzi alla sala operatoria ed esce un dottore giovane d'aspetto, che mi dice "le cesarizzate non possono partorire per via vaginale". Io piango disperata e ripeto che non voglio assolutamente il cesareo. Comunque sono speranzosa nella visita di cui mi ha parlato l'ostetrica. Penso che se sono avanti con la dilatazione non mi taglieranno.Mi fanno togliere i miei vestiti, mi fanno indossare un un indumento verde da allacciare.Poi mi presentano un foglio di approvazione per il cesareo, che assolutamente non firmo. E ribadisco il concetto: non voglio il cesareo…..

Mi aspetto di essere visitata, e invece viene l'anestesista per farmi l'anestesia. Io sono stremata. Lotto contro tutti. Non riesco a camminare, piango disperata, avrei tanto voluto anche una sola persona che mi avesse aiutata.
O forse, se fossi stata da sola, sarebbe andata meglio.Almeno non avrei lottato contro gli altri. Avrei solo assecondato la natura.

Così, tra i miei pianti e i miei no al cesareo ho subito una vera e propria violenza. Mi hanno trattata peggio di un animale da macello. Sottoposta ad intervento senza il mio consenso, senza alcun motivo reale o comprovabile. I 3 giorni successivi alla nascita non ho fatto altro che piangere, giorno e notte. Non ho avuto nessuno che mi considerasse come una persona. Ed essendo veternaria, direi nemmeno come un cane. Per quelli i clienti sono più rispettosi e premurosi….

Ci sto ancora davvero molto male. Fisicamente sono viva e lo è anche mio figlio, ma il taglio che ho sulla pancia è ben poca cosa rispetto alla lesione psicologica che reco dentro di me….
E allora ho ripensato a tutti gli abusi che ho visto in questi anni e che non ho potuto denunciare per mancanza di prove e perché la vittima non riteneva di doverlo fare.

Per fare un altro esempio c’è la violenza dell’episiotomia senza indicazione. Quella che viene definita come un “taglietto” per non spaventare le donne e far si che accettino più facilmente che la loro vagina venga tagliata durante il parto con un grosso paio di forbici per una lunghezza di circa 4 cm.

Quella che nell’ospedale dove ho lavorato per anni, purtroppo, veniva effefttuata sempre senza anestesia perché i medici, e anche molte ostetriche (ahimè) la giudicavano inutile. Eppure le donne urlavano e cercavano di ritrarsi mentre veniva loro fatto il “taglietto”. Quella che viene ancora fatta in media a circa l’80% delle donne al primo figlio, con grosse differenze tra i vari ospedali e operatori. Quella che impedisce a molte donne di avere rapporti sessuali anche per molti mesi dopo il parto a causa del dolore della cicatrice.

Per non parlare della Kristeller, l’ “aiutino” da sopra, con qualcuno che spinge sulla pancia della donna mentre sta partorendo, praticata spessissimo senza alcun motivo se non la fretta, molto dolorosa e pericolosa. Anni fa ad una mia amica ruppero una costola in questo modo….ma a volte è l’utero a rompersi con le conseguenze che si possono immaginare….

Ho sempre raccomandato alle donne di segnalare se erano state trattate male o se era stato fatto loro qualcosa che non condividevano, magari scrivendo una lettera in direzione sanitaria. Lettera che può essere anche di elogio dal momento che non c’è solo “malasanità”. Ma molte hanno timore, non a torto, di essere trattate peggio se si lamentano durante la degenza. Molte, una volta a a casa, cercano di dimenticare, spinte a ciò anche dai familiari: “Hai un bel bambino e tutto è andato bene….” Viene loro detto e l’angoscia, l’umiliazione e il dolore fisico e psichico bisogna tenerseli dentro…
Sono sentimenti laceranti, quelli di una vera violenza vissuta sulla propria pelle e non riconosciuta da nessuno. Sentimenti che spesso portano alla depressione a quel “baby blues “ che non ha niente di fisiologico…

Ma è ora di dire basta. Bisogna cominciare a denunciare i soprusi perpetrati sulle donne nelle nostre Sale Parto. Da quelli “minori” come il non lasciare entrare una persona di fiducia della donna, a quelli più gravi come sottoporla a trattamenti non dignitosi, prendere decisioni cliniche senza il suo consenso o non permetterle di fatto di prendere una decisione non offrendo un’ informazione piena e comprensibile.
Anche una sola ostetrica o un solo ginecologo che si comportano senza rispetto per le scelte della donna/coppia fanno danni enormi alla salute delle donne e, di riflesso, dei loro bambini .

Ho visto minacciare più volte di dichiarare una donna “incapace di intendere e di volere” solo perché non accettava un trattamento sanitario, per di più non salvavita. La paura medico-legale e il fatto che la donna in gravidanza “contiene” un bambino fanno il resto. Ma questo non basta a fare delle donne dei contenitori.

Sono ancora poche le donne che si informano, ma quando succede spesso non accettano che venga loro detto: “non si può…”.  A molte, troppe donne è stato detto che il parto dopo cesareo “non è possibile”, “ è illegale”, “è troppo pericoloso”. A molte, troppe donne è stato detto che l’episiotomia “è necessaria”, “è obbligatoria”, “previene danni”…questa non è informazione….
Le donne non sono stupide. Bisogna cominciare, da parte di chi ancora non lo fa, a trattarle con rispetto e condivisione delle scelte terapeutiche.
Bisogna che le donne si informino di più e soprattutto che denuncino quando vengono sottoposte ad abusi, anche solo verbali, anche se tornano a casa con un bel bambino sano e: “ tutto è andato bene”….bene per chi?

Ivana Arena



Trackback(0)

TrackBack URI for this entry

Commenti (1)

RSS feed Comments
...
0
Vi patronizzano perche hanno imparato su libri scritti da persone che esercitavano l'ostetricia nel secolo passato...quando le donne venivano legate ai letti per partorire. Dovete far capire ai medici, in tutti i modi necessari e con l'aiuto dei vostri partner, che non siete di loro proprietà e tanto meno delle specie di contenitori su cui effettuare procedure a piacimento.
Alberto22 , dicembre 03, 2009

Scrivi commento

smaller | bigger

busy