E' in libreria la novità editoriale “Il bambino non è un elettrodomestico” scritto da Giuliana Mieli.Qui di seguito, anziché il solito testo riportato in IV di copertina, qualche informazione in più del libro e del suo valore in un’ottica sociale.
Giuliana Mieli, l'autrice, ha lavorato per vent'anni come consulente presso il reparto di Ostetricia e Ginecologia del San Gerardo di Monza, allora diretto dal ginecologo Prof. Mangioni, considerato - ancora oggi che è in pensione - uno dei massimi luminari in Italia e anche all'estero nella ginecologia.
Mangioni intuì tra i primi la necessità di avere psicologi in reparto non solo per il sostegno psicologico a mamme e genitori con gravidanze o puerperi difficili, ma anche per la formazione del personale medico e infermieristico che, intervenendo in una fase così delicata della vita di una coppia, doveva essere istruito per agire al meglio nei confronti dei pazienti speciali con cui si trovava a interagire.
Mieli è psicologa clinica e, forte della sua esperienza maturata in reparto, sostiene che molti dei problemi che oggi la nostra società incontra sono dovuti alla disattenzione che, a causa dei nostri paradigmi culturali predominanti, abbiamo maturato nei confronti degli affetti, dei bisogni e dei codici affettivi, che in realtà nascono già nel momento, non già della nascita, ma addirittura dal concepimento. Una disattenzione che ha indotto a scelte, anche politiche, con ripercussioni individuali e sociali molto forti, che dovrebbero essere messe in discussione. Il suo libro, complesso nei contenuti ma semplice nella scrittura, vuole essere provocatorio, anche nei confronti della categoria degli psicologi, e vuole a cascata sollevare dubbi, questioni e perplessità su pratiche consolidate e quasi scontate sia nell'ambito sanitario, ma anche, più genericamente, sociale.
Solo a titolo esemplificativo:
1. Cosa sta alla base della depressione post-parto, sempre più diffusa e sempre più spesso curata con psicofarmaci? Un intervento di altro tipo è possibile?
2. Perchè l'aumento dei parti cesarei, eseguiti su richiesta della donna anche se non vi è la necessità medica di farli? Non è privo di rischi (è pur sempre un'operazione) e inibisce, insieme agli ormoni tipici della nascita, quelli che provocano una "reazione d'amore" nei confronti del nascituro, intervenendo negativamente nello sviluppo dell'affettività nelle relazioni madre/figlio, spesso alla base di manifestazioni psicopatologiche in età adulta.
2. Se la gravidanza e il primo anno di vita del bambino sono così importanti per lo sviluppo psico-affettivo del bambino, perchè le politiche del lavoro non ne tengono conto? Il tema dovrebbe essere affrontato come fondamentale per le politiche di sostegno alle famiglie e invece viene continuamente eluso.
3. I padri non sono un accidente: il loro ruolo non è marginale anzi fondamentale, già nella gravidanza e poi nel puerperio. E' necessario che si prenda consapevolezza di quale è il ruolo del padre e di come esso debba spendersi.
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