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L’asilo di Pistoia e i “sistemi” educativi

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 L’asilo di Pistoia e i “sistemi” educatividi Gabriella Pacini

Due donne che lavoravano in un asilo di Pistoia sono state arrestate due giorni fa con l’accusa di avere maltrattato alcuni bambini. Dopo la denuncia di alcuni genitori, la polizia aveva installato alcune telecamere dentro l’asilo che hanno permesso di verificare i maltrattamenti sui piccoli.

Piccoli dai pochi mesi ai 4 anni venivano obbligati a mangiare con la forza e picchiati quando poi vomitavano, chiusi in stanze buie e sollevati per i capelli se non ubbidivano.

Sul video trasmesso al Tg1 è possibile vedere una maestra  picchiare un piccolo che piange seduto sul seggiolone per costringerlo a mangiare e poi spingergli a forza il cibo in bocca. Tutto questo davanti ad altri 10 bambini che sono fermi, seduti per terra, terrorizzati. Solo uno si avvicina piano, in ginocchio senza il coraggio di alzarsi,e cerca di consolare l’altro bimbo che piange. Gli altri osservano, senza poter intervenire.

Ci sembra una scena incredibile nel 2010, in Italia, in Toscana, una delle regioni più all’avanguardia in molti campi, soprattutto quello sanitario.

Cosa può essere successo?

Alcuni genitori hanno riferito che le maestre erano considerate si severe, ma comunque delle brave maestre, l’asilo era rinomato per come sapeva inculcare la disciplina . Una ex-dipendente dice che se ne era andata perché non condivideva questi “metodi”. Come se si potesse parlare di una modalità educativa.

Come è possibile che non siamo stati in grado di proteggere i piccoli? Che non ci siamo accorti di quello che stava accadendo?

E se fosse capitato a noi  avremmo saputo ascoltare nostra figlia/o, fidarci di loro e riconoscere nelle difficoltà che avrebbero espresso  la conseguenza di una violenza, di un abuso? Ci sarebbe venuto perlomeno il dubbio?

Purtroppo è ancora molto diffuso il pregiudizio che essere severi con i bambini per non viziarli sia importante per la loro educazione e spesso, paradossalmente, per un genitore può diventare difficile capire la differenza tra l’educazione e il maltrattamento.

Pediatri e psicologi ci consigliano di  essere decisi, a non lasciarci “abbindolare” da subito. Appena nati devono poppare ad orario, dormire nel loro lettino e non stare troppo in braccio, quante volte abbiamo sentito dire di lasciarli piangere, per 5 , 10 fino a 20 minuti da soli, nel lettino per il loro bene, così saranno più autonomi.

Questa è la grande bugia: i maltrattamenti vengono fatti sempre “per il loro bene”.

Mentre picchiare un adulto viene considerata tortura e se un uomo picchia la moglie viene arrestato, che i genitori picchino, anche solo un po’, i bambini viene considerato quasi normale. Ma quante donne accetterebbero di essere picchiate un pò dal loro compagno?

Secondo Alice Miller, autrice di “Riprendersi la vita” , la violenza verso i bambini è ancora molto diffusa, e noi stessi spesso siamo stati vittime di abusi o siamo a conoscenza di episodi in cui ci sono dei bambini chiusi in stanze buie, obbligati a mangiare, strattonati e picchiati con le mani o cinture, bastoni o altro e coperti d’urla e improperi.

Ma facciamo molta fatica a considerarla violenza.

E se non abbiamo saputo riconoscere la violenza che è stata fatta su di noi difficilmente riuscire a riconoscere quella fatta sui bambini.

Infatti i genitori dell’asilo di Pistoia è solo davanti ad un video che si sono accorti dell’inferno che sopportavano ogni giorno  i loro stessi figli.



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Commenti (13)

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che vergogna !io ho portato il mio bambino al nido naturalmente privato perchè i comunali sono pieni.mio figlio aveva solo 3 mesi e per mia fortuna ho trovato un ottimo asilo.le maestre sono dolcissime.non voglio immaginare lo stato emotivo di quei poveri bambini e dei loro genitori.mi auguro che la giustizia condanni a vita quelle due streghe,
barbara ferreri , dicembre 04, 2009
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"Pediatri e psicologi ci consigliano di essere decisi, a non lasciarci “abbindolare” da subito. Appena nati devono poppare ad orario, dormire nel loro lettino e non stare troppo in braccio, quante volte abbiamo sentito dire di lasciarli piangere, per 5 , 10 fino a 20 minuti da soli, nel lettino per il loro bene, così saranno più autonomi."

MA SIETE PAZZI A SCRIVERE QUESTE COSE??
Gli psicologia insegna che il contatto fisico nel primoa anno di vita soprattutto è la cosa più importante!! Le persone che pensano e diffondono ciò che avete scritto, sono retrograde e ignoranti e sfido io che siano psicologi e pediatri. Perché diffamare il nome di una disciplina che con tanto sforzo si è guadagnata la il suo posto e la sua autorità??

Date la colpa alle persone che invece diffidano della psicologia, perché la sottoscritta la conosce e vi assicuro che quanto avete scritto è falso.

Per allungare i vostri articoli informatevi meglio!!
Blu , dicembre 04, 2009
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Mi dispiace, ma esiste anche una pedagogia "nera" supportata anche dagli psicologi .Spesso mi sono occupata di svezzamento e posso testimoniare che le istruzioni che vengono date alle mamme, sia da pediatri che psicologi, non lasciano quasi nessuno spazio alla autodeterminazione del bambino ma suggeriscono di "convincerlo" in un modo o nell'altro.Riguardo al piangere nel lettino mi riferisco a "Fate la nanna", un libro molto famoso e diffusoche suggerisce un modo affatto dolce per convincere i piccoli e piccolissimi a dormire."l'infanzia rimossa" della Miller potrebbe spiegare meglio perchè questo accade anche ai giorni nostri.
gabri , dicembre 04, 2009
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Cara Blu, dare del "pazzi" a chi esprime opinioni o esperienze diverse dalle nostre, non è un approccio direi... equilibrato. La passione e la decisione (ma non l'assertività) del suo intervento, lascia presume che lei faccia la psicologa, o cumunque un lavoro che abbia a che fare con la mente. Se così fosse, il suo attacco inappropriato nei modi e discutibile nei contenuti, lascia supporre che lei debba completare la sua formazione. Non sarebbe male che ne parlasse con il suo supervisore. Purtroppo, e lo dico non con spirito di rivalsa nei suoi confronti, l'autrice ha ragione.
mauro- , dicembre 04, 2009
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con i bambini ci vuole decisione e una sculacciata al momento giusto alle volte e' meglio di tanti stupidi discorsi che mamme indottrinate di psicopedagogia da quattro soldi propinano ai loro disinteressati bambini. basta con tutte queste chiacchiere le mamme devono imparare ad abdicare in favore e per amore dei loro bambini ,la violenza mai ,ma nemmeno cnsentire tutto e creare poi dei piccoli tiranni, e la colpa e' nostra di noi mamme ultromoderne
che abbiamo dimenticato che nell'educazione dei nostri figli un ruolo fondamentale dovrebbe averlo proprio il padre spesso considerato meno di niente ,mentre forse l'uomo ,che subisce meno della donna l'aspetto emotivo ,sarebbe un educatore molto piu' equilibrato.
leila , dicembre 05, 2009
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Grazie per questo articolo, che mi ha fatta riflettere molto.
Prima di tutto perché sono mamma di una bambina che ha appena iniziato ad andare all'asilo, e leggere queste parole mi ha spinta a chiedermi se io saprei ascoltare e capire davvero un suo disagio nato dal contatto con una pedagogia sbagliata, aggressiva e coercitiva. La risposta non è scontata, purtroppo... magari potrei scambiare le sue reazioni per "difficoltà di adattamento al nuovo ambiente" o "al distacco da me", le reazioni di pianto o rabbia per "stanchezza per i nuovi ritmi" o "voglia di esprimere la sua arrabbiatura per il distacco", la sua chiusura in se stessa come "sta imparando a essere più disciplinata, a vivere in comunità, con delle regole"... potrei perfino pensare che "l'asilo le sta facendo bene". So che entrare in quest'ottica potrebbe rischiare di farmi vivere nell'ansia, perché è normale accettare con un po' di difficoltà e disagio il fatto che a questo punto della sua vita mia figlia viva ore in compagnia di persone che in fondo non conosco, facendo esperienze in cui non sono coinvolta, trattata con uno stile educativo che non puo' essere identico al mio... ma spero invece di prendere queste riflessioni come spunto per cercare di essere più ricettiva a cio' che lei direttamente e indirettamente mi comunica, senza mai dare per scontato di "sapere perché" faccia una certa cosa, anche se è mia figlia e mi pare di conoscerla bene, anche se tutti attorno mi dicessero "Ma è normale, tutti i bambini fanno così, bisogna abituarli".
L'altra cosa che mi ha colpita è stata leggere del collegamento tra questi abusi, che ci fanno inorridire tutti, e quegli atteggiamenti educativi che in passato, soprattutto, ma in realtà ancora oggi, spesso sono consigliati a un genitore per "non crescere un figlio viziato". Le teorie del rinforzo positivo e negativo per "condizionare" il comportamento di un figlio (come il tabellone dei premi per i buoni comportamenti, le "conseguenze"/punizioni per i comportamenti negativi o l'insegnare a un neonato a dormire lasciandolo piangere nel lettino per un numero crescente di minuti), teorie nate dalla radice della psicologia comportamentista, ad esempio, possono sembrare molto lontane da questi abusi. Lo stesso il dare uno sculaccione ogni tanto a nostro figlio se "ci fa perder la pazienza" o è troppo "ostinato" e "capriccioso"... Eppure credo che la fonte profonda sia la stessa: credere di dover non educare ("e-ducere" vuole dire tirare fuori qualcosa che il bambino ha già in sé, aiutarlo a fiorire secondo le sue inclinazioni naturali, far emergere il bene e il buono che porta in sé fin dall'inizio della sua vita... ) ma "addestrare", insegnare "dall'esterno" un comportamento condizionando il bambino , e che per fare questo si debba "dare prova di essere noi i più forti". L'autorevolezza, la sicurezza, la coerenza, sono un'altra cosa invece, secondo me... ma puo' non essere facile capire il confine, soprattutto mentre corriamo stanchi e stressati cercando di stare dietro a tutto, di essere e fare così tante cose, e tutte nel modo migliore possibile.
Io credo sinceramente che la cosa che potrebbe aiutarmi un po' a non lasciar cadere i segnali che mia figlia potrebbe cercare di mandarmi, e anche a non vivere il mio educarla come una specie di "prova di forza", sia il trovare il tempo e lo spazio interiore per ascoltarla di più, e soprattutto meglio. Con orecchie, mente e cuore bene aperti, senza fretta e senza dare nulla per scontato. Spero tanto di imparare a farlo, perché credo che questo sia importante per proteggerla ora che è piccola, ma anche per quando sarà più grande.
E forse potrebbe bastare anche per riparare i danni che io stessa nei miei momenti di nervosismo o chi si occupa di lei "lontano dai miei occhi" possiamo fare e aver fatto... Perché se ricordo bene proprio la Miller, parlando dei bambini maltrattati che lei ha conosciuto da adulti, dice quanta differenza per la loro riuscita umana e il loro equilibrio abbia fatto l'avere o no incontrato sulla propria strada dei "testimoni compassionevoli", cioè persone in grado di ascoltarli, di accettare di vedere e credere cio' che a loro stava succedendo, e di dire che non erano loro ad "avere la colpa" se avevano subito quei traumi, che chi li aveva maltrattati aveva sbagliato, anche se lo aveva fatto "avendo autorità" o esprimendo la convinzione di "farlo per il loro bene".
Per tutti questi motivi dico di nuovo grazie per l'occasione di fare queste riflessioni che l'articolo mi ha offerto.
Maura , dicembre 05, 2009
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Cara Leila, per i tuoi figli mi dispiace e spero con tutto il cuore che tu non faccia la maestra d'asilo.......
gabri , dicembre 05, 2009
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cara Leila, a volte scappa di colpire i propri figli e non necessariamente vuol dire che li stiamo maltrattando, certo.
Questo non significa però che dobbiamo sostenere che è giusto.
I cosiddetti bambini tiranni sono solo bambini che non riescono a formare una relazione con i propri genitori con luoghi e momenti per essere ascoltati e amarsi, non certo bambini viziati.
Manca la comunità, alle mamme, manca la famiglia allargata che si prendeva i piccolini quando le mamme erano stanche ( i padri non lo hanno mai fatto), e la solitudine può essere molto faticosa.
Dovremmo avere luoghi dove raccontare le difficoltà, dove ricevere un ascolto sincero e dove le nostre rabbie e quelle dei nostri bambini possano sbollire.
Il mio desiderio è che questo sito possa essere un posto così.
Lisa Canitano
lisa- , dicembre 05, 2009
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Dunque, non sono una psicologa ma ho studiato al liceo pedagogico e ho avuto come insegnante di tale materia per tutti 5 gli anni, una professionista che ci ha fatto studiare tutt'altro che quello che avete scritto. Che esistano poi vari libri e teorie che si sono distaccate dai principi che la psicologia dell'infanzia ha conquistato nel tempo, sono sicura che esistano. Nella mia mente c'è però l'immagine di chi si affida a teorie che si sono basate sulla ricerca sperimentale, e secondo quanto io ho studiato e così tutte le ragazze che hanno il mio stesso diploma, privare del contatto fisico un bambino come principio educativo è assolitamente sbagliato, e lo è per i principali modelli teorici della psicologia dell'infanzia, ne sono certa! Allora quando avete scritto l'articolo, dovevate specificare la teoria e il nome di chi l'ha diffusa, non fare una generalizzazione, perché è sbagliata e offensiva.
("Pediatri e psicologi ci consigliano di..." no!!)
Blu , dicembre 05, 2009
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Sicuramente non tutti i pediatri e psicologi seguono una linea di pensiero repressiva nei confronti dei bambini e l'espressione che ho usato generalizza eccessivamente , sono contenta che nel vostro percorso di studi abbiate potuto avere tutt'altra esperienza.Purtoppo nel mio lavoro quasi quotidianamente incontro modalità di approccio repressive, anche se spesso non vengono riconosciute come tali.Le indicazioni che spesso vengono date sono quelle si non prenderlo "troppo" in braccio, di non attaccarlo spesso al seno , quando poi si parla di svezzamento è molto frequente che il pediatra suggerisca di insistere e non lasciarsi "scoraggiare" dalle "normali" resistenze del bambino.Hai letto il mio articolo sullo svezzamento? Sembrano parole innocue ma quello che poi vedo sono piccoli che piangono disperatamente e non vengono riconosciuti nei loro bisogni e richieste, ma tanto quando è "per il loro bene" riusciamo a fare cose come genitori di cui non ci rendiamo neanche conto.
gabri , dicembre 06, 2009
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Blu ha ragione. L'articolo fa molta confusione, è veramente scadente. Fa paragoni fuori luogo, esprime concetti contraddittori, mischia tra maturità e infantilità, tra maltrattamenti e altro. Veramente infantile e dettato da un episodio disgustoso. E questo lo rende ancora (l'articolo) più opinabile.
daniele , dicembre 10, 2009
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Beh qualcuno che ha compreso la mia critica finalmente!
Blu , dicembre 21, 2009
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Mi sembra che alcuni commenti abbiano travisato il senso dell'articolo. Che non è di incolpare psicologi o mamme, ma piuttosto evidenziare come sia ancora molto diffusa nella nostra società l'idea che ai piccoli possano essere inflitti trattamenti che in qualsiasi altra circostanza sarebbero giudicati una barbarie.
Anche non ricorrendo ad argomentazioni di tipo psicologico, basterebbe un'occhiata alla storia per capire che ciò che oggi riteniamo giusto domani potrebbe essere visto come inutile o dannoso. Non sono lontani i tempi delle bacchettate sulle dita o delle genuflessioni sui ceci, che oggi tutti aborriamo. Eppure fior di istitutori hanno passato un'intera carriera nella convinzione di applicare una giusta quanto necessaria severità.
Non credete, cari Blu e Daniela, che guardare alle nostre granitiche convinzioni da una prospettiva più ampia, potrebbe darci il giusto senso del dubbio?
Stefano , dicembre 26, 2009

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