di Gabriella PaciniMolte mamme definiscono “difficile “ lo svezzamento del figlio se il piccolo rifiuta di assaggiare o finire la pappa che il loro pediatra ha così caldamente raccomandato. “Allora signora, mi raccomando, ecco qui la ricetta con le dosi, e se il bambino non la vuole non si scoraggi".
"Lei potrà trovare lo stratagemma opportuno per il tipo di bambino che ha da accudire (e mi sembra un bel bambinone ma anche un bel tipo), quello che funziona a molti può non funzionare a altri. In fondo con questo comportamento suo figlio le sta dicendo che stava tanto bene prima quando nel mangiare era tutt’uno con lei, proprio come nella sua pancia. Comprensibile, no? Ma il compito educativo è questo, accompagnare il bambino nelle autonomie, per il suo bene, non demorda!”.
Questo pediatra sembra dire: “prepariamoci alla lotta, lo svezzamento è difficile e mediamente i piccoli vogliono continuare a ciucciare per tutta la vita, a costo di aver fame o di ammalarsi.”
Il piccolo viene considerato un tiranno (un bel tipo!) al quale è meglio non cedere, altrimenti non diventerà mai autonomo e, per il suo bene, dobbiamo vincerlo.
E’ vero che molti bambini non mangiano quanto prescritto dal pediatra o quanto le mamme si aspettano, ma siamo sicuri che l’errore sia dei piccoli? Il grado di maturazione non è lo stesso e lo sanno bene le mamme dei gemelli che difficilmente avranno lo stesso risultato con tutti e due. Generalmente uno è più curioso e contento di mangiare bei cucchiai di pappa e l’altro assaggia appena o sputa, e sono sani ambedue allo stesso modo. Anche chi è al secondo figlio si sarà resa conto delle grandi differenze tra bambino e bambino.
La madre si preoccupa chiaramente della salute del figlio ma parte integrante del problema è proprio la messa in discussione della sua capacità. E’ portata a credere che sia colpa sua, perché non ha saputo offrirlo nel modo giusto o non lo ha educato bene. E’ una specie di gara tra mamme per il bambino che è più cicciottello e che mangia meglio, come per avere maggior conferma delle proprie capacità di educatrice e di persona competente nel crescere i figli.
Parlare di “regole e disciplina” quando si parla di bambini tanto piccoli è fonte di grande sofferenza, sia per la mamma che per il bambino. E questo vale anche per lo svezzamento.
Ma è un grande equivoco.
Il piccolo non sputa la pappa perché fa i capricci, sputa la pappa perché non la vuole, ed è in suo diritto rifiutarla, e invece un abuso insistere. Non preferisce poppare al seno o prendere il biberon perché è viziato, ma perché noi ci siamo sbagliati e non è ancora pronto per lo svezzamento. E’ importante, nella vita, che gli rimanga la competenza di capire cosa vuole e cosa no, perché il nostro compito educativo non è imporgli quello che pensiamo sia giusto ma aiutarlo nel suo percorso e nelle sue scelte, per rimanere nell’ambito della salute, sia quella fisica che psicologica.
Se riusciamo a vedere il bambino e i suoi bisogni, lo svezzamento sarà molto più piacevole per entrambi , mamma e bambino.
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