La straordinaria riuscita del Tristan und Isolde del dicembre 2007, siadal punto di vista musicale, sia dal punto di vista scenico, ha fondatole sue premesse su una formidabile intesa fra direttore d’orchestra eregi-sta. Un’intesa che, già nel corso delle prove e per molto tempodopo ancora, ha stimolato un dialogo che ha voluto tradursi in propostaeditoriale.
I lettori – e non solo i melomani di stretta osservanza –sono chiamati a partecipare a un rito eccezionale, che è per l’appuntoquello della costruzione del suono e dello spettacolo di un capolavorochiave nello sviluppo storico della musica moderna.
Wagner e il suoTristano (così profondamente ambiguo e continuamente ricco di futuro)offrono il destro per una appassionante meditazione sulla“realizzazione” di un’opera.
“Realizza-zione”, diversamente da“interpretazione”, è per Barenboim e Chéreau il termine corretto perindicare un la-voro che “trae fuori” l’intenzione dell’artista e non la“copre” mai con le sia pur generose letture orientate di direttorid’orchestra e registi.




